Category Archives: Comunicati stampa

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Una piccola donazione per un cardiomonitor all’Ospedale Agnelli di Pinerolo

Una raccolta fondi della nostra Associazione

Lunedì 1° luglio 2024, presso l’ospedale Agnelli di Pinerolo, è stato presentato il nuovo cardiomonitor per il reparto di Nido e Pediatria, un dispositivo fondamentale per monitorare i parametri cardiaci dei piccoli pazienti, incluso il tracciato elettrocardiografico, direttamente alla culla\lettino. Questo importante strumento è il risultato di due significative raccolte fondi.
La prima raccolta fondi è stata promossa e portata avanti

dal nostro socio Piero Righero, che ha deciso di devolvere in beneficenza il ricavato derivante dalla vendita dei suoi libri “La Bruma sul Po” e “Il Bergé” (Marcovalerio editore). L’iniziativa ha trovato grande riscontro tra i lettori e sostenitori, che hanno accolto con entusiasmo la possibilità di contribuire a una causa così nobile.

La seconda raccolta fondi è stata organizzata dal Leo Club e Lions Club del Pinerolese Host. I due club hanno partecipato attivamente alla camminata “Big Walking del Cuore”, tenutasi lo scorso ottobre tra le strade della collina di Pinerolo. I partecipanti che hanno acquistato il pettorale attraverso queste organizzazioni hanno direttamente contribuito, con la loro quota, alla donazione del cardiomonitor.

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Comunità connesse – Coprogettare la comunicazione per costruire la comunità

Il Centro Studi  “Silvio Pellico” ha particolarmente vocato/indirizzato la propria azione  di “corpo intermedio glocale”  al farsi “connettore e catalizzatore di comunità attraverso la comunicazione”. Comunicazione letta/interpretata/vissuta quale “cura delle relazioni” e spazio di inter-azione e interdipendenza che rende possibile, se organizzata progettualmente, un incremento valutabile (in termini di efficienza e di efficacia) della costruzione di “bene comune” e di creativa custodia/valorizzazione dei Beni Comuni.

Tentando così di (ac)cogliere la grande opportunità data dall’apertura alla “Amministrazione Condivisa” tra Enti pubblici e soggetti del Terzo settore, sancita dalla riforma del Codice che  norma quest’ultimo, il C.S.S.P. intende ora pro-porsi quale promotore di azioni locali con uno sguardo al globale per “co-progettare la comunicazione per  costruire comunità”. Alla luce di una consolidata esperienza, dall’editoria fino all’implementazione di filiere per la cultura, il Centro Studi si candida ad accompagnare le Pubbliche  Amministrazioni, in particolare quelle comunali o di Unioni di Comuni, nello sviluppo di piani partecipativi, di processi/progetti di comunicazione volti a determinare una nuova alleanza con e per i cittadini.


La Sfida

È possibile ri-costruire una comunità umana basata sul gioco della comunicazione?

La questione che Karl Otto Apel poneva in macro può avere una propria peculiare validità anche riportata alla dimensione dei microcosmi. Nelle nostre comunità, cioè, la comunicazione può essere un fattore di superamento della solipsistica reclusione in sé che è una delle “emergenze sociali” di questo tempo. Centrale è l’innesco di una (ri)scoperta del valore della relazione quale motore di costruzione di “bene comune” attraverso la condivisone delle conoscenze (delle informazioni e delle narrazioni).

Le Pubbliche Amministrazioni e le realtà della “società civile organizzata” condividono, concorrenti e sussidiarie, la grande sfida di ridare centralità alla persona (ovvero all’individuo relazionato e comunicante, in ciò sociale).

La   vicenda  della   pandemia, forse   troppo  rapidamente  archiviata  come  una parentesi da chiudere in fretta, ci ha posto di fronte/dentro ad almeno due lasciti. Uno positivo (una diffusa accelerazione tecnologica, anche nelle comunicazioni, altrimenti impensabile) e uno negativo (un ripiegamento individualistico con il rischio con un’alienazione nella virtualità).

La  comunicazione per la comunità” e “la comunità nella comunicazione” divengono, allora, temi particolarmente adeguati, per la loro urgenza e il loro significato in prospettiva, per   osarvi una  “amministrazione condivisa”, con  gli Enti  locali  e  i soggetti del Terzo settore uniti per valorizzare e portare a sistema le esperienze di innovazione spontaneamente avviate. Anche  traguardando  a divenire smartcommunity e smartland.

Con questa consapevolezza, il Centro Studi si propone come attivatore/curatore di processi in questo senso, anche guardando all’indispensabile raggiungimento dei goals dell’Agenda 2030.


Un passo indietro
Amministrazione Condivisa
Riferimenti normativi/quadro giuridico

Un  cambiamento epocale, innestato  dall’art.  55  del  Codice del  Terzo settore (dlgs 117/2017) e confermato nel  modo più  autorevole dalla sentenza 131 della Corte costituzionale, secondo cui  l’amministrazione condivisa “realizza per la prima volta in termini generali una  vera e propria procedimentalizzazione dell’azione sussidiaria” delineata dall’art. 118 della

Costituzione; ciò,  sempre secondo le parole della  Corte, in quanto al Terzo settore “è riconosciuta una specifica attitudine a partecipare insieme ai soggetti pubblici alla realizzazione dell’interesse generale”.

Enti pubblici e Terzo settore, quindi, non sono controparti, l’una che domanda servizi e l’altra che li offre, l’una che definisce cosa fare e l’altra che lo esegue; ma, al contrario, alleati per realizzare insieme una finalità comune.

La preesistenza della “società solidale” allo Stato, proprio nell’ottica del principio di sussidiarietà, sancito non solo dalla Costituzione ma cardine anche dei Trattati europei,  ci dice  che  vadano costruite forme che sanciscano e valorizzino il loro contributo. Quale la strada?

La strada è proprio quell’articolo 55 del Codice del Terzo Settore che  porta in  campo la sfidante prassi, tanto per il  pubblico  quanto per l’associazionismo, della “amministrazione condivisa”.  Co-programmare e co-gestire,  o sviluppare un partenariato, costruisce un’efficacia maggiore dell’azione anche perché questa avviene nel quadro di un rapporto con la persona. La tensione ideale non è un orpello, bensì  reale plu-svalore.

Prof. Luca  Antonini,  Giudice Costituzionale.
Tratto  dall’intervista rilasciata a Marco Margrita
e comparsa  sul numero 1/2024 della rivista “Traguardi Sociali”


Perché la Co-progettazione
con il Terzo Settore
è un valore per le P.A.

La co-progettazione rappresenta un’opportunità unica per la pubblica amministrazione di lavorare in sinergia con il Terzo settore. Questo approccio offre  numerosi vantaggi, tra cui l’espansione degli interventi a campi più larghi nei servizi

Sinergia e Integrazione

Attraverso un procedimento di co- progettazione, l’ente pubblico, altri enti pubblici le  cui competenze hanno elementi di intersezione con il settore in questione e gli enti del Terzo settore lavorano congiuntamente  per  definire e   realizzare interventi finalizzati a soddisfare bisogni  definiti   nell’ambito dei settori  di interesse generale. Questa   sinergia    permette   di valorizzare l’integrazione tra  una pluralità  di  soggetti – enti   pubblici, imprese sociali, volontariato, associazionismo –  che    scelgono  di lavorare in  modo  sinergico avendo come obiettivo condiviso la risposta ad uno specifico bisogno sociale.

Innovazione e Risposta ai Bisogni Sociali

La co-progettazione favorisce una lettura più penetrante   dei bisogni al fine di  fornire servizi più  innovativi. Inoltre, la riforma ha ampliato gli spazi di decisione e attuazione partecipata delle organizzazioni sociali senza scopo di lucro, favorendone il coinvolgimento attivo.

La Regione Piemonte è intervenuta legislativamente con  la legge  regionale n. 7/2024, recante “Norme di sostegno e promozione degli enti del terzo settore piemontese”, approvata nel marzo scorso all’unanimità dal Consiglio. Il Capo IV è quindi dedicato ai “Rapporti fra enti del terzo settore e pubblica amministrazione”, con particolare riferimento agli istituti della co-programmazione e della co-progettazione. In primo  luogo, si dà attuazione a quanto previsto dal dm 72/2021 (Linee guida sul rapporto tra pubbliche  amministrazioni ed enti del Terzo settore), disciplinando l’attivazione dei procedimenti dal lato  del Terzo settore, esclusivamente però con riferimento alla co-progettazione (art. 12, co. 1, lett. a). Rimane fermo che, in virtù  dei principi  della legge  241/90 e delle indicazioni  del dm 72/2021, sarà  possibile un’iniziativa del Terzo settore anche con riferimento alla co-programmazione.

Collaborazione vs Competizione

L’appalto è lo strumento utile ad individuare il  miglior fornitore di una prestazione definita, facendolo emergere da una competizione; la co- progettazione si attua  quando  si ritenga utile far emergere, in ottica di sostegno sussidiario a quanto il Terzo settore può esprimere e tramite un lavoro comune tra  ente  pubblico  ed enti del Terzo settore, un progetto condiviso    identificando    insieme      e grazie alla  sinergia dei   soggetti presenti al tavolo le migliori risposte ad uno specifico bisogno sociale.

In conclusione, la co-progettazione con il terzo settore offre alla pubblica amministrazione  un’opportunità unica di  collaborazione, innovazione e risposta efficace ai bisogni sociali. Questo approccio  rappresenta un passo avanti verso una gestione più inclusiva e partecipativa dei servizi pubblici.


Allargando lo sguardo
Agenda 2030 e comunicazione
Costruire sostenibilità sociale nella e per la comunità

Comunicazione deriva dalle parole indoeuropee “ko” e “mein”, che significano “creare comunità”.   I  professionisti della  comunicazione  hanno  la  responsabilità  di  creare e prendersi cura  delle comunità, da quelle che  compongono le nostre  organizzazioni alle società di cui fanno  parte“. Questo passaggio etimologico è tratto dalle premesse dell’Appello che  la Global  Alliance  – la federazione delle principali  associazioni e istituzioni mondiali di relazioni  pubbliche  e comunicazione e che  rappresenta oltre 320mila professionisti e accademici – ha lanciato per una iniziativa (condivisa in Italia da (FERPI) affinché venga presentata la richiesta alle Nazioni Unite di aggiungere un nuovo goal, il diciottesimo, agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) dell’Agenda 2030: l’obiettivo “comunicazione responsabile”.

Ritenendo la richiesta ragionevole e la “comunicazione     responsabile”    un obiettivo    che      attraversa trasversalmente tutti  i   diciassette,   la sfida della costruzione di “comunità sostenibili”,    leggendo    la        sostenibilità come paradigma decisivo in questo “cambio d’epoca”, non può non essere al centro di questa nostra proposta di co- progettazione. Gli Enti pubblici e il Terzo settore, infatti, non sono  meno  toccati da  questa urgenza di quanto lo siano  i soggetti profit (le aziende, in ogni caso, proprio su questo punto  possono essere lette non solo come stakeholder ma anche quali partner ulteriori proprio nella logica della CRS).

Il Centro Studi e i  professionisti che vi operano assumono come riferimento etico e deontologico  il “Manifesto della comunicazione non ostile (https://paroleostili.it/manifesto/) Tale   Manifesto  ha   una   sua   declinazione  per   le  P.A. (https://paroleostili.it/pubblica-amministrazione/)  che   può essere la base valoriale per la costruzione partecipata di una “comunicazione di/della comunità non ostile”, cioè a un contributo  comunicazionale  all’incremento             della sostenibilità e all’assunzione dell’inclusione come traguardo che può essere più facilmente raggiunto attraverso narrazioni.


Ancora un richiamo al contesto
La comunicazione istituzionale
Dalla Legge 150/2000 alla relazione comunicante con e dei cittadini

Il  comma 4 dell’art. 1 della legge 150/2000 individua quali siano le attività di comunicazione e  quali  quelle  di  informazione, invero   senza fornire una  chiara definizione di entrambi. Questa “indeterminatezza” può essere vista come un’opportunità creativa.

Qui ci concentriamo, richiamando il dettato della legge, ad alcune delle declinazioni individuate dalla  comunicazione esterna  (che  nella nostra logica  diventa, invece, interna alla rete comunitaria partecipata). In particolare:

  • illustrare  e  favorire la  conoscenza  delle  disposizioni   normative,  al  fine   di facilitarne l’applicazione;
  • illustrare le attività delle istituzioni e il loro funzionamento;
  • favorire l’accesso ai servizi pubblici, promuovendone la conoscenza;
  • promuovere conoscenze allargate e approfondite su temi di rilevante interesse pubblico e sociale;
  • favorire processi interni di semplificazione delle procedure e di modernizzazione degli apparati nonché la conoscenza dell’avvio e del percorso dei procedimenti amministrativi.

La comunicazione istituzionale, se riletta nella visione di “comunicazione di comunità”, può uscire da una mera applicazione formale e diventare un ambito di innesco della “cittadinanza attiva”. La co-progettazione con i  soggetti del Terzo settore, in particolare, può diventare il metodo per compierla quale “relazione comunicante con e del cittadino”.

Centrale è la multicanalità, ma ancor prima le “buone prassi” di partecipazione. La multicanalità, ci permettiamo questa sottolineatura, diventa un processo circolare che si auto-implementa costantemente (creazione del servizio- comunicazione-fruizione-feedback-miglioramento del servizio comunicazione, e così via…)


Il metodo partecipativo

Dalla consapevolezza, attraverso la condivisione,
alla connessione Una “mappa di comunità”
che informa, narra e comunica

La  mappa   di  comunità   è  uno strumento con cui gli abitanti di un determinato luogo hanno la possibilità di rappresentare il patrimonio, il paesaggio, i saperi in cui si riconoscono e che  desiderano trasmettere alle nuove   generazioni.  Evidenzia  il   modo con cui  la comunità locale vede, percepisce,  attribuisce  valore   al proprio territorio, alle sue memorie, alle sue  trasformazioni, alla sua  realtà attuale e  a  come vorrebbe che  fosse in futuro. Consiste in una  rappresentazione cartografica  o  in un qualsiasi   altro prodotto  od elaborato in cui la comunità si può identificare“. (www.mappadicomunita.it)

Ispirandosi a  questo metodo, con  un progetto/processo che  si  fa oggetto in evoluzione, si  propone di costruire tavoli narr-attivi che svolgano un “lavoro comunitario” di pianificazione redazionale.

I comunicatori del Centro Studi  dapprima si confrontano con  amministratori e strutture amministrative per  sviluppare un progetto che sia un “abito di sartoria” pensato sulle edizione del Comune/Comunità oppure della comunità sovracomunale. Questi tavoli/laboratori sviluppano connessioni ulteriori (associazioni, imprese, etc…) al fine di sviluppare una consapevolezza sulle quattro dimensione: altezza, lunghezza, profondità e tempo.


Exempla

Le Azioni
La comunicazione parte dalla comunità e ad essa ritorna

La  comunicazione non è  semplice trasmissione di informazioni (dati,  nel Mare magnum dei Big Data). La comunicazione, come cura del  contenuto-messaggio e dell’individuazione  del media  più opportuno per  la sua  consegna, è creazione di comunità e ricostituente della relazione (come  possibilità di aperture e sviluppo, non ripiegamento su di sé) tra i suoi membri. È un’azione generativa, ciò è evidente negli estensori di personalità che  sono i social-network (commuty-communities). Fisico e digitale (cross-medialità) per battere la virtualizzazione

Un progetto cross-mediale: vecchi e nuovi media in virtuosa sinergia
L’amministrazione vicina al cittadino, il paese-brand nell’infosfera

  1. Social-media  management e  applicazioni generanti comunità ad esempio (far incontrare la domanda con l’offerta per  lavori saltuari o quelli di cura: la comunicazione come attore del welfare di comunità)
  2. Ufficio Stampa diffuso (rapporto con le testate locali,  regionali e nazionali/di settore)
  3. Giornalismo  di  comunità  (“Giornale  della  comunità”  e  supporto  al racconto dei corpi intermedi/eccellenze)
  4. Storytellling territoriale  (produzione di storie e  immagini:  narrazione, fumetti, foto e video)
  5. Posizionamento del brand comunale o territoriale(Turismo di prossimità, ricerche di mercato per insediamento d’impresa e attrazione di competenze anche accogliendo le possibilità dello smart-working e della nuova consapevolezza rispetto a logistica-mobilità)
  6. Animazione del territorio attraverso la valorizzazione di esso e dei protagonismi in esso presente. Anche con la valorizzazione di opere già pubblicate dai vari  editori  e recupero volumi fuori distribuzione (anastatiche)
  7. Racconti e memorie del  territorio come rafforzamento e nuova creazione del senso di comunità.
  8. Implementare, migliorare le  skill  dei  cittadini come  sostegno per  le nuove   competenze  e  nuove   necessità   come   l’accesso alla digitalizzazione.


Chi siamo        

Fondato nel 2012 come associazione culturale, il  Centro Studi   Silvio  Pellico si    occupa   statutariamente   di diffondere/promuovere la cultura nel territorio nazionale e sviluppare di reti di comunicazione solidale/partecipata.

La  principale azione volta all’integrazione e all’abbattimento delle barriere cognitive consiste nella produzione di titoli a grandi caratteri (corpo 18) per lettori ipovedenti e dislessici, settore editoriale nel quale è leader in Europa.

Si occupa inoltre di garantire la produzione e disponibilità dei classici della letteratura italiana e di grandi opere che non troverebbero spazio nella produzione commerciale mainstream.

È anche uno dei principali editori di libri in lingua piemontese.

A partire dal 2013 ha incorporato per donazioni successive svariati marchi editoriali: Marcovalerio Edizioni (prestigioso marchio storico  con oltre 700 titoli a catalogo); Ajisaipress (che si occupa di ricamo rinascimentale, diffuso a livello internazionale, che occupa soggetti autistici); Vita libri (editrice libraria della Diocesi di Pinerolo, emanazione del giornale Vita diocesana pinerolese); Ivo Forza Edizioni,(marchio di saggistica vicentino). Detiene inoltre i marchi Mistlore, in collaborazione con l’Associazione Amici di VTES Italy; Gondour Edizioni, laboratorio editoriale; Terre d’Acaja, marchio di valorizzazione territoriale del pinerolese registrato a livello internazionale.

All’interno del C.S.S.P. opera un atelier giornalistico e narrativo, attivo su testate di nostra gestione e non, con particolare attenzione alle storie e valori territoriali.

Il Centro Studi Silvio Pellico è dotato di un proprio centro stampa digitale interno.

Le attività culturali sul territorio sono molteplici: progetti di collaborazione con le Biblioteche Civiche, gli istituti di istruzione superiore, amministrazioni comunali e regionali, enti universitari, musei e istituzioni pubbliche.

Fra i  progetti realizzati e  in corso di realizzazione: I Congresso Mondiale  NeanderArt (Campus Einaudi, Centro Studi  e Museo di Arte Preistorica, Università di Torino), Pinerolo Mille Anni di Storia (Città di Pinerolo), la Biblioteca dei Ragazzi per i Ragazzi (Città di Pinerolo, IIS Prever), Ennio Antonangeli il fotografo che  immortalò l’Italia (didattica), I libri di Lidia i luoghi di Lidia (conferenza, mostra e attività sulla parità di genere legati alla figura di Lidia Poet, prima avvocata d’Italia); i 600 anni della Beata Panacea (Valsesia); Enrico Colombotto Rosso il genio visionario (mostra e catalogo).

Annualmente distribuisce circa 20 mila euro di pubblicazioni in omaggio a favore di raccolte fondi di beneficenza per altre associazioni.

 


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La fotografia di Ennio Antonangeli – Una lectio con gli studenti dell’IIS Prever di Stefania Rossello

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Scomparso dieci anni fa, nel 2014, Ennio Antonangeli ha incarnato la fotografia del Novecento con scatti divenuti leggendari. Grazie alla partecipazione straordinaria di Stefania Rossello, sua storica assistente e sua compagna di vita fino all’ultimo giorno, abbiamo raccontato ai giovani cosa era l’arte della fotografia a partire dagli Anni Cinquanta del secolo scorso.

Un percorso magico fatto di sali d’argento, luci da cavalcare e ombre da dominare, attraverso i ritratti dei personaggi più famosi dello spettacolo e della musica a livello internazionale, dai Beatles a David Bowie, da Antonello Venditti a Francesco Guccini, Madonna, i Duran Duran e moltissimi altri.

Il documentario prodotto, con le parti salienti della lezione, ridotto a un’ora totale, è disponibile liberamente per l’utilizzo didattico.

 


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La Confraternita degli Idioti a Pinerolo per due giorni di cultura e letture il 25 e 26 aprile 2024

Giovedì 25 aprile, alle ore 21, presso il Circolo Sociale Pinerolo, su iniziativa della Biblioteca Alliaudi Pinerolo, del Centro Studi “Silvio Pellico” – Associazione culturale, Scuola La Commedia e Ivo Forza Edizioni, arriva a Pinerolo da Vicenza la “Confraternita degli Idioti“. Che idioti non sono per nulla, anche se parlare di pace, di bellezza e di speranza in questi tempi bui appare sempre più lontano dai messaggi che riceviamo ogni giorno.
Si inizia, giovedì 25 aprile alle ore 21, con la lettura collettiva di “Cosa fa vivere gli uomini”, di Lev Tolstoj. Un manifesto per la pace. Si prosegue venerdì 26 aprile, alle ore 15,30, sempre al Circolo Sociale 1806 in via del Duomo 1, con la lettura di “La scuola di Atene. Il testamento spirituale di Raffaello“. Un manifesto per la bellezza.
Finale alle ore 21, ancora al Circolo Sociale, con le “Lettere di Belzebù a suo nipote“: una lettura per la speranza.
INGRESSO LIBERO A TUTTI GLI APPUNTAMENTI

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Tolkien Reading Day a Pinerolo il 24 marzo 2024

 

Domenica 24 marzo, a partire dalle 14,30, nel salone parrocchiale di San Maurizio, per il TOLKIEN READING DAY, organizzato da Vita Editrice, Centro Studi “Silvio Pellico” – Associazione culturale, Ucsi Piemonte e Associazione Sentieri Tolkeniani. Ingresso libero e merenda con i muffin…, letture, interventi e performance dedicati al grande scrittore de “Il Signore degli Anelli”.


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Lidia Poët, i libri, la storia, i diritti. Un progetto che continua…

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Dopo gli eventi che per l’intero mese di marzo 2023 hanno visto il Centro Studi Silvio Pellico impegnato a Pinerolo per celebrare la figura di Lidia Poët, sabato 3 giugno siamo andati a raccontare Pinerolo e Lidia Poët in Valsesia, su iniziativa della sindaca di Guardabosone, Nicole Bosco. Un magnifico pomeriggio, accolti da un pubblico davvero inatteso, tante persone ed entusiaste, per ascoltare l’epopea di Lidia, la celebrazione del suo processo a fine Ottocento, il suo impegno di una vita in difesa delle donne, dei minori, dei carcerati.
Una “trasferta” che potrebbe ripetersi, che ha portato Manuela Vallario, Cristina Ricci, autrice del saggio “Lidia Poët: vita e battaglie della prima avvocata italiana pioniera dell’emancipazione femminile”, Silvia Lorenzino, presidente della Commissione Pari Opportunità della Città di Pinerolo e Marco Civra, presidente del Centro Studi “Silvio Pellico”, fra i monti della Valsesia, per parlare di Lidia, di valdesi, di pinerolesi, di donne e di diritti.
Un grazie anche allo scrittore Roberto Travostino, che ha contribuito attivamente alla riuscita dell’evento.

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Lidia Poët, un processo che non finisce…

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Lidia Poët e il suo processo infinito. Grazie al successo internazionale della serie televisiva interpretata da Matilde De Angelis su Netflix, la figura della prima avvocata d’Italia è diventata uno spettacolo didattico per rivendicare i diritti delle donne nel campo del lavoro e delle professioni.

Comune di Guardabosone

 

Il prossimo appuntamento, il 3 giugno, alle ore 16, è in Valsesia, al teatro comunale di Guardabosone (VC), su iniziativa del sindaco Nicole Bosco. Marco Civra, nel ruolo di magistrato, e Silvia Lorenzino, nel ruolo di Lidia, ricostruiscono il processo di fronte alla Corte di Cassazione del 1884, in un duello verbale dai toni accesi, che fa emergere le discriminazioni dell’epoca e quelle attuali. Sul banco dei testimoni la scrittrice Cristina Ricci, con i documenti e le ricostruzioni storiche. A seguire, il dibattito con  Laura Gaetini e Roberto Travostino e lo spettacolo musicale di Maria Olvero e Rossana Girotto.

Ideato dal Centro Studi Silvio Pellico e dal Circolo dei Lettori di Pinerolo, città nella quale Lidia visse ed esercitò la professione forense a cavallo fra Ottocento e Novecento, lo spettacolo, che ha già coinvolto oltre mille cittadini e studenti delle scuole superiori del territorio, è già stato richiesto in molte località italiane.

Un momento del “Processo a Lidia Poët”. Da sinistra, Marco Civra, Enrico Rostan, Silvia Lorenzino. Foto Lino Gandolfo

 

L'attrice Matilda De Angelis nei panni della protagonista della serie Netflix "La legge di Lidia Poët" prodotta da Groeanlandia Film

L’attrice Matilda De Angelis nei panni della protagonista della serie Netflix “La legge di Lidia Poët” prodotta da Groeanlandia Film

 

 

 



Gli incontri nelle scuole

Istituto Prever


Liceo Porporato


Il manifesto disegnato dagli studenti della 3a
del Corso di Comunicazione, grafica e spettacolo dell’Istituto Prever
e affisso nelle strade cittadine

 


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I libri di Lidia, i luoghi di Lidia

Lidia Poët, la prima avvocata d’Italia, protagonista per tutto il mese di marzo 2023 di una serie di eventi e iniziative nella Città di Pinerolo, grazie al bando regionale vinto dalla Biblioteca Civica “Camillo Alliaudi” e dal Circolo dei Lettori di Pinerolo, in collaborazione con il Centro Studi Silvio Pellico.

“I libri di Lidia, i luoghi di Lidia” è il titolo delle iniziative che vedranno al centro dell’attenzione questa donna eccezionale, che alla fine dell’Ottocento lottò per ottenere il diritto, allora non riconosciuto, di esercitare la professione di avvocato e alla quale Netflix ha dedicato una serie di sei episodi, “La legge di Lidia Poët”, liberamente ispirata alla figura originale, che sta scalando le classifiche italiane ed europee di spettatori, anche se molti hanno trovato da ridire sulla scarsa corrispondenza con il personaggio storico di Lidia.

 

L'attrice Matilda De Angelis nei panni della protagonista della serie Netflix "La legge di Lidia Poët" prodotta da Groeanlandia Film

L’attrice Matilda De Angelis nei panni della protagonista della serie Netflix “La legge di Lidia Poët” prodotta da Groeanlandia Film

Dal primo al 31 marzo, presso la Biblioteca Civica “Alliaudi”, saranno esposti i libri, le dediche, e i reperti custoditi da decenni. Sempre alla Biblioteca Civica “Alliaudi”, il 24 marzo 2023, a partire dalle ore 15, un convegno con la partecipazione delle scrittrici che hanno pubblicato i libri dedicati alla figura di Lidia: Paola Bounous, Ilaria Iannuzzi, Cristina Ricci, Chiara Viale.

Ma non mancheranno momenti più rilassanti e provocatori. Il 17 marzo 2023, alle ore 17, la libreria Mondadori Bookstore di piazza Barbieri 15, a Pinerolo, ospiterà il “Processo a Lidia Poët”. Questa volta le scrittrici saranno chiamate sul banco dei testimoni da un avvocato dell’accusa e da Silvia Lorenzino, presidente della Commissione Pari Opportunità della Città di Pinerolo, nel ruolo di avvocata della difesa, con un giudice non proprio imparziale, Enrico Rostan, avvocato e discendente dalla famiglia di Lidia Poët. Si preannuncia un pomeriggio scoppiettante, con numerosi colpi di scena.

 



Gli incontri nelle scuole

Istituto Prever


Liceo Porporato


Il manifesto disegnato dagli studenti della 3a
del Corso di Comunicazione, grafica e spettacolo dell’Istituto Prever
e affisso nelle strade cittadine

 


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2022 – Un bilancio culturale positivo

Un anno di bilanci per la nostra associazione culturale. Un 2022 ricco di soddisfazioni e, pensiamo, anche di buoni risultati per il Centro Studi Silvio Pellico, che ha compiuto dieci anni di attività.

Dopo mesi di lavoro invisibile, ha visto la luce il fiore all’occhiello del lavoro dei nostri soci: il primo volume di “Pinerolo Mille anni di storia”.

La risposta dei cittadini pinerolesi è stata superiore ai nostri meriti e aspettative, e l’apprezzamento degli studiosi e della pubblica amministrazione, che ha sostenuto questo progetto, ci onora.

Tanto altro è stato fatto, tuttavia, anche se meno visibile.

Nel 2022 il Centro Studi Silvio Pellico ha donato complessivamente oltre 22 mila euro di libri per raccolte fondi o per beneficenza, concludendo l’anno con la donazione di 5 mila euro di libri alle biblioteche del sistema pinerolese.

Abbiamo tenuto, grazie al lavoro intensissimo dei nostri volontari, oltre 100 incontri pubblici, conferenze, presentazioni, lezioni e incontri con gli studenti degli istituti superiori.

Abbiamo fornito supporto gratuito di ufficio stampa e promozione ai Musei Civici Pinerolesi, organizzato la visita di Vittorio Sgarbi alla Pinacoteca, in occasione della mostra dedicata ad Enrico Colombotto Rosso.

Abbiamo realizzato una decina di brevi documentari video per la Fabbrica del Libro, pubblicato 14 nuovi titoli legati al territorio, all’innovazione, alla tutela delle opere letterarie dimenticate, attività che rientra nei nostri scopi sociali, collaborando con in diverse occasioni con altre associazioni, tra cui Rotary e Lions.

Il nostro catalogo di libri a grandi lettere per lettori ipovedenti ha raggiunto i 235 titoli. Uno sforzo gigantesco per garantire il diritto all’accessibilità della cultura.

I nostri obiettivi per il 2023 sono ancora più ambiziosi. Stiamo già lavorando al secondo volume di “Pinerolo Mille anni di storia” e contemporaneamente prepariamo le riedizioni delle opere di Elio Biaggi, che ci impegneranno per almeno cinque anni a venire.

Tenteremo di trovare una collocazione adeguata e aprire finalmente al pubblico il fondo “Piero Boldrin”, una biblioteca di quasi 10 mila volumi, molti dei quali rari e preziosi, che diventeranno una “miniera” per gli editori di cultura, gli studiosi, gli appassionati.

Abbiamo infine in serbo un lavoro di portata nazionale, legato alla figura di Robert Hooke, uno dei più grandi scienziati del Seicento, fra i padri della rivoluzione scientifica.

Siamo un’associazione anomala, poco incline alle attività pubbliche. I nostri soci si riuniscono poco, si incontrano soltanto quando necessario. Un po’ come gli antichi amanuensi, trascorrono il tempo chini su moderni scrittoi e leggii per trasmettere alle generazioni future pietre di sapere. Non ricevono compensi, non ricevono distintivi od onorificenze e spesso il loro impegno resta anonimo. Tutti ottimi motivi per unirsi alla nostra associazione, a quanto pare.

 


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Domenica 9 ottobre 2022 la presentazione di Pinerolo Mille anni di Storia

 

La presentazione ufficiale del I volume di “Pinerolo Mille anni di Storia”, alla presenza delle autorità della Città di Pinerolo, è fissata domenica 9 ottobre alle ore 15 alla Cavallerizza Caprilli.

Pinerolo 1000 anni di storia è la nuova opera che racconta le vicende sociali, culturali ed economiche del territorio, promossa dal Comune di Pinerolo, realizzata dal Centro Studi Silvio Pellico , a cura Ilario Manfredini ed edita da Marcovalerio Edizioni. Due anni di lavoro, 648 pagine di ricostruzione storica arricchita da oltre 350 illustrazioni, tavole, infografiche.
Per scoprire l’opera e festeggiare l’arrivo di un nuovo volume sulla storia di Pinerolo e del Pinerolese, vi aspettiamo alla presentazione
📅 Domenica 9 ottobre
🕐 ore 15.00
📌 Cavallerizza Caprilli di Pinerolo (TO) (dove sarà possibile anche visitare la splendida mostra “La terra vista dal cielo” del Rotarypineroloperlambiente)
📖 Una copia dell’opera è attualmente visionabile in Biblioteca Alliaudi Pinerolo

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Il Progetto Terre d’Acaia chiude

Terre d’Acaia, lanciato nel 2013 dal Centro Studi Silvio Pellico è stato uno dei progetti più impegnativi della nostra associazione. Ma, dobbiamo ammetterlo, anche non riuscito.

L’area pinerolese rappresenta, nell’ambito della provincia di Torino, un territorio omogeneo quanto variegato dal punto di vista culturale, economico e naturalistico. Ricco di testimonianze storiche, dal neolitico alla storia recente, monumenti e mete di grande attrattiva turistica.

Queste potenzialità non sono mai state tuttavia sufficientemente espresse, mancando una politica complessiva di valorizzazione strategica.

La crisi industriale non ha pertanto visto crescere soluzioni alternative e l’impegno delle singole Amministrazioni Comunali si esaurisce in iniziative sparse e non coordinate.

Il progetto Terre d’Acaia intendeva colmare questa mancanza, con una proposta di valorizzazione economica dell’area pinerolese allargata, che partendo dalle infrastrutture esistenti, ottimizzasse il grandissimo patrimonio naturale, storico e monumentale delle diverse località e soprattutto collegasse l’intera area ai flussi turistici più ampi che l’opportunità di Expo 2015 poteva creare anche per questo territorio.

In concreto, il progetto intendeva procedere, nell’arco di sei mesi preparatori e, da maggio a ottobre 2015, a:

  1. Contattare e coordinare le iniziative già presenti sul territorio (alcune amministrazioni locali già attive e disponibili, le organizzazioni di categoria, gli operatori economici)
  2. Realizzare il portale dedicato, Terre d’Acaia che promuoveva il territorio in italiano, francese e inglese e che convogliasse operativamente la domanda turistica smistandola agli operatori attraverso la presentazione di pacchetti turistici completi e compiuti da proporre ai tour operator specializzati in incoming
  3. Definire e promuovere il “marchio territoriale” che identificasse l’area, le sue specificità, e, attraverso un sistema di controllo qualitativo dell’offerta turistica e culturale, ne garantisca l’efficienza
  4. Promuovere un’identità di territorio omogenea che potesse nel medio termine portare a concepire l’offerta culturale e turistica come complessiva dell’area e non, come accade ora, legata a piccole e marginali iniziative locali
  5. Definire i disciplinari enogastronomici e creare una cultura, oggi mancante, finalizzata all’identificazione di prodotti DOP

Il progetto si scontrò con una serie di resistenze di campanile sia geografiche sia e soprattutto legate a un oggettivo ritardo degli operatori economici rispetto al resto del territorio piemontese. Questo, malgrado il convinto sostegno delle istituzioni regionali e in particolare dell’allora assessore competente, Alberto Valmaggia, che arrivò a definire Terre d’Acaia «un piano Langhe per il Pinerolese». La mancata adesione al progetto fu sostituita da una miriade di progetti autoreferenziali, tutti miseramente falliti, incentrati su interessi di parte e di categoria, perdendo di vista il respiro ampio necessario. Le conseguenze, negli anni successivi, furono:

  • la perdita di molte occasioni di rilancio del territorio pinerolese, progressivamente surclassato da aree maggiormente dinamiche, che riuscirono ad assorbire i progetti e, di conseguenza, i finanziamenti europei
  • l’erosione progressiva anche delle occasioni territoriali residue, dagli impianti dismessi delle Olimpiadi invernali 2006, trasformatisi in costosi ruderi, alle attrazioni turistiche, appannaggio di posizioni di rendita localistiche e prive di qualunque attrattiva al di fuori di un contesto puramente comunale o al massimo sovracomunale

Terre d’Acaia resta pertanto una case history importante per dimostrare come debba essere sviluppato un progetto di rinascita per un territorio depresso e soprattutto un esempio eclatante di tutti i possibili errori che la classe dirigente di un territorio possa accumulare per annientare definitivamente ogni possibilità di rilancio economico, sociale e industriale.


UNA SINTETICA RASSEGNA STAMPA  

Terre d’Acaia può diventare uno dei marchi di fabbrica territoriali più rilevanti del Piemonte e non solo

Lunedì 25 febbraio 2019, l’Ufficio Pastorale Sociale e del Lavoro, in collaborazione con Ucid e Mcl Piemonte, ha presentato la Lettera pastorale del Vescovo mons. Derio Olivero al mondo imprenditoriale pinerolese, dal tema il “Civismo dei produttori”, nel corso del quale è stata illustrata la proposta di

Costruire un “Atlante dei Valori Territoriali”, per lanciare le Terre d’Acaia

Intervista a Giacomo Bottino, operatore culturale che ha concretizzato questa metodologia in grandi progetti territoriali

La presentazione della lettera pastorale di mons. Derio Olivero al mondo imprenditoriale è un altro tassello nella concretizzazione, mettendo in rete le forze attive delle nostre comunità, del progetto “Terre d’Acaia”. Queste, nelle intenzioni dell’Upsl, dovrebbero dotarsi di un loro “Atlante dei Valori Territoriali”. A illustrare questo strumento è stato chiamato Giacomo Bottino.

Progettista e operatore culturale, è stato direttore del Teatro Giacosa di Ivrea e della Fondazione Circuito Teatrale del Piemonte. Dal 1990 al 1999 ha ricoperto i ruoli di consigliere e assessore della Provincia di Torino. Come autore teatrale e televisivo ha scritto nel 2008 (con Daniele Salvo) il testo di “In un volto che ci somiglia – Viaggio nella Costituzione”, spettacolo celebrativo del 60° anniversario della Carta costituzionale, interpretato da Luca Zingaretti, Paola Cortellesi, Umberto Orsini e Monica Guerritore.

Ha tradotto dal francese “La Divina Sarah” di John Murrell e Érich-Emmanuel Schmitt, attualmente in tournée nei teatri italiani, con protagonisti Anna Bonaiuto e Gianluigi Fogacci.

Dal 2018 è direttore progettuale della Fondazione Pacchiotti di Giaveno.

“Il progetto “Atlante dei Valori Territoriali” venne dibattuto, proprio su iniziativa dell’allora assessore alla pianificazione territoriale della Provincia di Torino, Giacomo Bottino, nel convegno “Geografie del Paesaggio” (Castello di Masino, 1995). Su questa base tematica e metodologica sono stati realizzati dallo stesso Bottino, in qualità di direttore artistico-culturale, il progetto “Parco Culturale del Canavese” (2014); il progetto “Le Montagne del Fare Anima”, ideato per il territorio delle Montagne Olimpiche (2005-2006). Attualmente l'”Atlante dei Valori Territoriali” è uno degli assi portanti del progetto, avviato a giugno 2018, del “Parco turistico-culturale di Giaveno e della Val Sangone””.

1) Cosa s’intende per “Atlante dei Valori Territoriali” e che ruolo può giocare nel consolidare la progettualità “Terre d’Acaia”?

Si tratta di uno strumento d’indagine, conoscenza e progettualità, dotato di uno sfondo culturale legato al pensiero del ‘900 e contemporaneo. Mi riferisco innanzitutto alla “scuola territorialista” sviluppatasi e fiorente anche nel nostro Paese: un approccio ecocompatibile ai problemi indotti dai meccanismi autoreferenziali e invasivi della crescita e dello sviluppo. Vi è poi la “filosofia del paesaggio”, che considera giustamente il territorio la più grande opera realizzata dall’umanità: è “il volto che ci somiglia”, che Carlo Levi traeva dall’osservazione del paesaggio italiano, multiforme e storicamente stratificato.

Inoltre, va considerata la cosiddetta “geofilosofia”, alla cui elaborazione Massimo Cacciari ha dato un apporto fondamentale: il pensare la terra, nell’epoca della globalizzazione e del trionfo della tecnica, come terapia per affrontare i problemi della perdita di radicamento, di memoria culturale, di identità individuali e collettive, di tradizioni e orientamenti etici. E in ultima analisi per rifondare la politica.

Tutto questo per dare consapevolezza al fatto che il territorio si colloca, come è stato detto, nel tempo lungo della storia: ha la concretezza, la durezza che garantisce una durata nel tempo e la solidità che lo contrappone al “mondo liquido” diagnosticato da Bauman.

Detto in questi termini, mi rendo conto che la realizzazione di un Atlante dei Valori Territoriali possa sembrare una fumisteria un po’ cervellotica. Ma non è così, perché anche il “mondo piccolo”, in cui Guareschi ha ambientato le storie di don Camillo e Peppone, traeva un senso dal “mondo grande”, dalla vastità degli orizzonti di pensiero delle ideologie contrapposte.

Da questa angolazione, una mappa, che consenta di individuare i valori di lunga durata di un ambito territoriale metodologicamente circoscritto, rappresenta la base di lancio di progetti diversificati, ma tenuti insieme da una stessa finalità e ispirazione: ad esempio, la ricostruzione realistica dell’identità di una regione storica piemontese, come le Terre d’Acaia, per dare luogo ad un brand, un marchio di appartenenza e di qualità utile alla promozione di un contesto di notevole significato della provincia di Torino.

2) Un simile strumento come può e deve essere tenuto presente nel dipanare una mission per un territorio?

Da tempo è in atto un processo, nel quadro dell’economia del turismo, che tende a creare una sorta di “mercato dei territori”, soprattutto in chiave culturale ed enogastronomica.

Interpreto questo processo come un fatto positivo, come un meccanismo virtuoso, perché il mercato in quanto tale, se non è dominato da logiche di sfruttamento, rappresenta una straordinaria opportunità per generare ricchezza condivisa. Il mercato, in altre parole, è un fatto culturale. In questo senso, mi piace prendere a prestito la definizione che Diderot dava della cultura: “un emporio per il commercio reciproco delle idee”.

L’Atlante dei Valori Territoriali è da intendersi come la carta costitutiva, lo statuto di questo metaforico emporio. Serve, in altre parole, per correggere lo sbilanciamento, tipicamente novecentesco, costituito dal consumo del suolo da parte di una concezione totalizzante e selvaggia dell’urbanizzazione.

La correzione di questo squilibrio rimette in moto energie sorgive come quelle dell’agricoltura e della biodiversità, del patrimonio artistico e creativo. Sono queste le risorse originali poste in risalto nel progetto “Terre d’Acaia”, risorse da offrire alla vasta platea dei turisti e dei viaggiatori, ma anche dei nativi e dei residenti. In Francia da alcuni decenni a questa parte circola una definizione: “mettere in desiderio il territorio”.

A questa linea di azione mi sembra si conformi la mission di “Terre d’Acaia”.

3) Come si giunge alla compilazione di questo Atlante?

Vi si giunge partendo dalla consapevolezza che il territorio è corale e i suoi valori sono le singole voci del coro: pensare al territorio come a una partitura musicale mi pare un’immagine non solo suggestiva, ma di alto contenuto creativo ed etico.

Perché il territorio è un fenomeno complessivo, polifonico, ma anche particolareggiato: un ambito di individualità eccezionali, di avvenimenti che ne hanno segnato il percorso nei secoli, di capacità nel fare e nel produrre, che si sono concretizzate nella nobile attività di tanti agricoltori, artigiani, operai e imprenditori. Questo per dire che, se il territorio è un coralità di valori, occorre rispecchiarlo in una mappa che sia una visione del mondo o di quel mondo specifico da mettere in desiderio.

Una geografia delle qualità locali, che sarà realizzata dall’intelligenza collettiva di un gruppo di ricercatori e progettisti, attraverso sopralluoghi, interviste, raccolte di idee, con l’obiettivo di trasformare queste “materie prime” in progetti fattibili e utili alla creazione di nuove occasioni di lavoro.

4) Come può dare maggior solidità alla suggestione delle “Terre d’Acaia”?

A mio avviso, la solidità può derivare soltanto dal rendere “Terre d’Acaia” un progetto permanente, un laboratorio che prende vita per continuare a vivere e costruire il futuro sociale ed economico della sua area di riferimento. Dovrà essere mosso da uno spirito di impresa, di istituzione sensibile e permeabile a tutto ciò che di spontaneo e innovativo arriva da fuori. E rimanere sempre aperto, sempre “sul pezzo”, come la fabbrica di una cattedrale. L’Atlante, al servizio di questo progetto, ne deve avere le stesse caratteristiche.

5) Il vescovo ha dimostrato grande attenzione alla questione della bellezza. Una grande dimenticata in un Paese come l’Italia che potrebbe / dovrebbe considerarla il proprio petrolio. Come la politica locale e il sistema delle realtà culturali sono chiamate a rapportarsi a questo tema?

Con “Lo stupore della tavola” il vescovo Derio ha scritto una lettera pastorale rinascimentale. È un documento di grande interesse e di notevole originalità. Ne emerge la figura di un uomo di Chiesa e di un umanista, che vede nella concretezza la via della realizzazione del messaggio evangelico.

Occupandomi da parecchi anni di arte, poesia, musica e teatro, nel leggere la sua lettera sono stato preso quasi da un’emozione edonistica: stabilire come assi portanti della sua proposta di cammino la pittura di Caravaggio, i versi di Turoldo, di Rilke, le riflessioni di Catherine Ternynck, di Byung-chul Han, di Josep Maria Esquirol… beh, devo confessare che ho provato con intensità il piacere dello stupore!

Poi, però, ho pensato a uomini di Chiesa e teologi come Guardini, Rahner, von Balthasar, e a quanto abbiano contribuito a sollevare il tema della spiritualità della bellezza, fino ad identificare questi due termini. E allora dallo stupore sono passato alla meditazione, che credo sia il vero obiettivo della lettera pastorale.

Quanto alla bellezza come fonte di ricchezza materiale, scontiamo su questo dato inequivocabile troppi decenni di ritardo da parte della politica sia locale che nazionale e del sistema culturale complessivo. Le condizioni ci sarebbero tutte, ma nelle istituzioni manca il lievito della consapevolezza, lo spirito di finezza necessario.

Da questa angolazione, l’Italia unita è nata male. Tuttavia, l’ampia platea dell’associazionismo e del civismo hanno compiuto negli ultimi tempi passi da gigante nel tentativo di recuperare il tempo perduto. Basterebbe che la politica ascoltasse le loro istanze e le traducesse in atti decisionali.

Ci sono indubbiamente in politica uomini e donne di valore, ma sono pochi e poco ascoltati. Solo quando nell’agenda delle istituzioni pubbliche (e nei loro bilanci) la parola “cultura” sarà scritta tra quelle in cima alla lista, solo allora il nostro Paese avrà una classe dirigente degna di questo nome.

6) Cultura e lavoro. Non sempre il lavoro culturale ha un’adeguata considerazione. Come e perché, invece, il mondo produttivo può vedere nella cultura un ambito di costruzione di sviluppo?

Per produrre occorre prima pensare e per produrre bene occorre prima aver pensato bene. Senza progettualità e progettazione le attività di impresa sono pericolosamente poggiate sulla sabbia o sulla pastafrolla del consumismo, che una volta soddisfatti i suoi appetiti si rivolge o viene indotto a rivolgersi alle nuove mode del momento.

Però, anche il lavoro culturale presenta dei limiti: il contagio del pensiero debole e dei suoi mediocri paladini non è ancora passato del tutto, anzi talvolta si ripresenta sotto mentite spoglie. Chi fa cultura deve essere cosciente della sua responsabilità sociale: la creatività muore nell’individualismo salottiero, ma prolifica nella dimensione comunitaria ed etica.

Occorre che artisti e intellettuali abbiano chiaro che la parola “autore”deriva dal verbo latino “augere”, il cui significato è “accrescere”, “aumentare”, “sviluppare”, “ingrandire”. Autore è chi si fa promotore di crescita e benessere.

L’imprenditore stesso, con la sua inventiva e perspicacia, è un autore a tutti gli effetti.

7) Quali prospettive, tutto ciò considerato, per “Terre d’Acaia”?  

Ricordo un aneddoto raccontato dal grande Luigi Veronelli: trovandosi in Borgogna nel lontano 1956, vi incontrò il celebre vignaiolo René Engel, che gli disse: “Vedi, voi avete uve d’oro e fate vini d’argento, noi uve d’argento e vini d’oro”.

Secoli di passione, giudizio e lavoro instancabile possono fare miracoli. Da questo monito bisogna partire. Se l’obiettivo dei promotori di “Terre d’Acaia” è quello di far sì che le loro uve d’oro facciano vini d’oro  – e mi sembra che ne abbiano tutte le intenzioni – il progetto non solo avrà successo, ma diventerà uno dei marchi di fabbrica territoriali più rilevanti del Piemonte e non solo.

Marco Margrita

Per gentile concessione de Il Monviso settimanale


Nel mese di settembre 2014, il progetto Terre d’Acaia è stato presentato ufficialmente a Cavallermaggiore (CN), in occasione del convegno regionale organizzato dalle UNI3 Piemontesi

https://www.fondazioneperlarchitettura.it/corso/la-riqualificazione-dello-spazio-pubblico/

Diocesi di Pinerolo

http://www.regioni.it/dalleregioni/2016/10/27/terre-dacaia-un-brand-territoriale-per-promovere-il-pinerolese-483173/

https://www.torinoggi.it/2016/10/27/leggi-notizia/argomenti/pinerolese/articolo/terre-dacaia-un-brand-territoriale-per-promuovere-il-pinerolese.html

https://www.repubblica.it/sapori/2017/03/27/news/terre_d_acaia_storia_enogastronomia_entroterra_piemontese-161115067/

 


 


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Città Green & Smart – Italy member of Entente Florale Europe

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Dal 1 gennaio 2021, Città Green&Smart rappresenta l’Italia in seno ad Entente Florale Europe, la principale realtà europea che riunisce le città e i villaggi che, in Europa, puntano sulla valorizzazione del verde pubblico e sulla sostenibilità. Alla rete nazionale di Città Green&Smart il compito e la responsabilità, ogni anno, di individuare una o più realtà per l’annuale competizione che vede concorrere i Paesi europei aderenti.

Nei mesi estivi, una qualificata giuria di esperti internazionali (un giurato per ogni nazione) si reca in visita nelle città e villaggi candidati e, nel corso della successiva premiazione internazionale a settembre, assegna i rispettivi riconoscimenti (sono in palio le medaglie d’oro, d’argento e di bronzo). Entente Florale è promossa dall’Association Européenne por le Fleurissement et le Paysage.

Le reti partner di Entente Florale in Europa è costituita dalle realtà che operano nei rispettivi ambiti nazionali:
Austria: Blumenbüros Österreich
Belgio: De Vereniging Voor Openbaar Groen
Repubblica Ceka: Společnost pro zahradní a krajinářskou tvorbu
Germania: Deutschen Gartenbau-Gesellschaft 1822 e.V.
Irlanda: Tidy Town
Italia: Città Green&Smart – Centro Studi Silvio Pellico
Malta: Local Councils Association Malta
Slovenia: Entente Florale Slovenija
Ungheria: Virágos Magyarország

Città Green & Smart

Con l’anno 2021 prende il via il circuito Città Green&Smart: suo scopo è incentivare l’approccio “Smart” e “Green” nella programmazione urbana, stimolando il confronto tra le varie esperienze urbane, mettendo in rete le municipalità e raccontandone le esperienze sul portale web dedicato, organizzando videoconferenze e incontri tematici.
Scopo primario dell’iniziativa non è stilare classifiche, ma incentivare l’approccio “Smart” e “Green” nella programmazione urbana, stimolando il confronto tra le varie esperienze urbane, mettendo in rete le municipalità e raccontandone le esperienze sul portale web dedicato, organizzando videoconferenze e incontri tematici.

La fase emergenziale che nel 2020 ha investito l’Italia e il mondo, ha profondamente inciso sul quotidiano rapporto tra la pubblica amministrazione, le comunità locali e i cittadini, ma ha evidenziato anche le dinamiche legate alla digitalizzazione, allo sviluppo e alle nuove tecnologie: da un lato si sono evidenziate le carenze in atto, dall’altra gli esempi fortemente virtuosi che rappresentano modelli da seguire.

A ciò si lega anche uno scenario turistico profondamente mutato, che mai come ora vede la necessità di valorizzare la sostenibilità “green” e le peculiarità legate al tessuto naturale, agroalimentare e storico dei nostri territori, anche e soprattutto di un “turismo di prossimità” anche a corto raggio, che porta gli italiani a scoprire e riscoprire il nostro Paese. Coniugare questi due aspetti, “smart” e “green” diventa quindi di primaria importanza ed è il motivo che, con il mese di gennaio, porta alla nascita della prima rete nazionale delle Città Smart & Green.


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Due volumi per la Storia di Pinerolo

Su iniziativa dell’Assessorato alla Cultura della Città di Pinerolo, nel 2020 è stato lanciato un bando per pubblicare una Storia di Pinerolo aggiornata ai nostri tempi, che si aggiungesse alla ricca bibliografia storica del passato. Il progetto, partito ufficialmente all’inizio del 2021, sarà curato da uno storico di grande calibro, Ilario Manfredini, affiancato da un comitato scientifico e redazionale di primo piano. Al progetto, che durerà 18 mesi e porterà alla pubblicazione di uno o più volumi illustrati a cura di Marcovalerio Edizioni, hanno già dato adesione docenti universitari e storici di primo piano del territorio. Ad essi si affiancheranno giovani studiosi, per i quali sono state riservate quattro borse di studio. In questa pgina vi aggiorneremo sull’avanzamento del progetto, pubblicheremo notizie e ospiteremo anche dibattiti e discussioni in corso d’opera. Perché sia una storia di tutti i pinerolesi.


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Non a noi, o Signore, non a noi, ma al tuo nome dai gloria

Nella notte fra il 18 e il 19 settembre 2020 ci ha lasciati una persona importante. Una delle colonne ispiratrici del Centro Studi Silvio Pellico e della casa editrice Marcovalerio, che al Centro Studi fa riferimento. Piero Boldrin non era soltanto un curatore e un grande suggeritore di contenuti e di proposte, ma era un maestro capace di indicare la vita. Del Centro Studi Silvio Pellico fu fondatore e presenza discreta ma sagace, dal sapere enciclopedico, dallo spirito ecumenico. Uomo di molti libri e di molti sentieri, tutti percorsi con approfondita umiltà e determinata pulsione alla verità.

Un cavaliere Templare della cultura e dei rapporti umani. Mai in prima fila eppure sempre discretamente e simpaticamente presente. È mancato con la stessa discrezione e umiltà che aveva caratterizzato la sua intensa vita spirituale.

Uomo capace di sedere accanto a cardinali e atei, a conservatori e rivoluzionari, senza mai venire meno alla sua identità e alla sua profonda comprensione dell’animo umano. A lui dobbiamo la gioia delle riunioni associative e interminabili discussioni sulle collane di saggistica esoterica, campo nel quale era sempre un profondo e documentato consulente e collaboratore, in grado di stabilire nessi fra discipline e percorsi di conoscenza, attingendo a una cultura immensa e profonda.

Piero Boldrin affrontò la sofferenza del suo fisico provato con gioia cristiana, egli che percorreva altre strade spirituali. Con profonda tristezza lo salutiamo. Con profonda gioia e riconoscenza lo commemoriamo, perché la sua vita è stata un dono per tutti coloro che lo hanno incontrato e conosciuto.

Marco Civra
Presidente del Centro Studi Silvio Pellico
Direttore editoriale Marcovalerio Edizioni



Quando mi è stato dato l’input di scrivere un in memoriam per Piero, mancato repentinamente nella notte del 18-19 Settembre 2020, la mia prima reazione è stata non posso, non voglio; ma a mente fredda cerco ora di tracciare un piccolo ricordo, uno squarcio di vita vissuta, di consuetudine e di grande amicizia maturata nel corso di tanti anni di mutua fraterna frequentazione. Le sue sfavorevoli condizioni fisiche, la forte zoppia e la accentuata lordo-cifosi-scogliosi non influivano sul suo carattere solare e ottimista, e quindi l’approccio interpersonale non dava luogo ad atteggiamenti di compassione o si semplice aiuto da boy scout.

La sua grande cultura in ogni ramo dello scibile umano, aiutata da una formidabile memoria, non l’aveva distolto da un atteggiamento umile ed aperto. Partecipava sempre alle discussioni, intervenendo autorevolmente in quelle semplici, e specialmente se complesse, portando un sagace, sapiente contributo, sempre propositivo e costruttivo fondato sulla tolleranza e sulla libertà per tutti e per ognuno.

Conosceva, per aver fatto esperienza personale addentrandosi in molte dimensioni del pensiero esoterico, le scuole di pensiero che – tra filosofia e antropologia – trattavano dei massimi sistemi che allietano ed affliggono l’umana condizione. Particolare attenzione aveva dato alla Teosofia ed all’epopea dei Cavalieri Templari, non tanto sotto il profilo storico quanto sotto quello della componente spirituale, rappresentata dal motto dell’Ordo Templi stabilito da Bernardo di Chiaravalle – che aveva fatto suo – :

Non nobis Domine, non nobis, sed nomini tuo da gloriam

Non a noi, o Signore, non a noi, ma al tuo nome dai gloria.

Abile oratore, si prodigava, durante le riunioni conviviali anche come “barzellettiere”, storielle che sapeva raccontare con vivace teatralità e risultati esilaranti. Quando ero presente a tavola io avevo preso l’arbitrio di fargli un segno con la mano con tre dita alzate; Piero amava farmi fare l’amichevole compare inquisitore: “Piero ne racconterai solo tre!”. Egli sempre mi rassicurava, rassicurava i commensali e dava inizio alla prima storia.

Goliardicamente, durante le conviviali l’avevo ri-battezzato Boldrake (sulla falsariga di Mandrake, il famoso personaggio dei fumetti, ideato da Lee Falk, che fece il suo esordio sui quotidiani statunitensi nel 1934. Ne era molto fiero; quando mi telefonava esordiva “Sono Boldrake”!

La sua dipartita lascia un vuoto incolmabile tra i suoi amici; resta un rimpianto triste e dolce. Ciao Piero, prode Cavaliere del Tempio.

prof. Dario Seglie
Direttore del Civico Museo
di Archeologia e Antropologia
della Città di Pinerolo



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#iorestoacasa #ioleggounlibro #iorestoacasaeleggounlibro

Siamo di fronte a una grande emergenza e la affronteremo, tutti insieme. Sconfiggeremo questo virus, con responsabilità. Affrontando tutti i sacrifici, economici, di vita sociale e di relazioni, necessari, anzi indispensabili. Il Centro Studi Silvio Pellico, Marcovalerio Edizioni, Ivo Forza Edizioni, Ajisaipress, Vita Libri vi invitano, come molti altri, a rispettare le regole. Restate a casa. E se non potete uscire al di fuori degli spostamenti di lavoro, non potete frequentare caffè e ristoranti, non potete sfogarvi in palestra, questa è l’occasione buona per leggere un libro, Da questo momento, per incoraggiarvi, per ogni libro acquistato attraverso il sito internet marcovalerio.it la piattaforma di ecommerce delle case editrici del Centro Studi Silvio Pellico, potrete ottenere subito il 15 per cento di sconto sul prezzo di copertina, inserendo la frase “sconto 15 per cento” nello spazio coupon prima del pagamento. Non pagherete le spese di spedizione. E riceverete via email, nell’attesa che il libro ordinato arrivi a casa vostra, l’ebook con i primi due capitoli del libro stesso,

È il nostro piccole, umile contributo all’impegno comune.


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Fare sistema. Per il lavoro, per la cultura, per il territorio.

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Cera anche il Centro Studi Silvio Pellico, ieri 13 gennaio 2019, al tavolo di confronto con i parlamentari di tutte le forze politiche eletti sul territorio delle Terre d’Acaia convocato da S.E. il Vescovo di Pinerolo, mons. Derio Olivero, su iniziativa di Giancarlo Chiapello, direttore dell’Ufficio Pastorale sociale e del lavoro della Diocesi.

Un incontro a porte chiuse  dedicato ad analizzare le possibili iniziative sul fronte delle  crisi industriali che segnano l’area del pinerolese. Al tavolo i deputati Gualtiero Caffaratto, Jessica Costanzo e Daniela Ruffino; le senatrici Marzia Casolati ed Elisa Pirro. Adesioni giunte anche dall’onorevole Davide Gariglio e dai rappresentanti a Palazzo Madama Lucio Malan e Anna Rossomando. È inoltre intervenuto il Sindaco di Pinerolo, Luca Salvai.

Monsignor Derio Olivero, sulla linea del sostegno dato alla manifestazione contro il declino indetta mese scorso dalle organizzazioni sindacali e datoriali a Torino, ha posto in risalto la necessità di una presenza dinamica sull’emergenza e l’importanza di una capacità d’elaborazione strategica partendo dalle eccellenze territoriali.La volontà congiuntamente espressa è quella di dare seguito a un nuovo modo di costruzione di virtuose relazioni tra le parti, ponendo al centro il “bene comune”, anche con il progressivo coinvolgimento degli attori sociali e degli altri livelli istituzionali.

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Dario Seglie “Liaison Officer” dell’IFRAO fino al 2024

Il direttore del CeSMAP (Centro Studi e Museo d’Arte Preistorica), Dario Seglie, socio fondatore del Centro Studi Silvio Pellico, è stato riconfermato IFRAO – UNESCO liaison Officer (coordinatore) fino al 19 agosto 2024 dalla votazione internazionale Generale dei membri dell’IFRAO (Federazione internazionale delle organizzazioni di arte rupestre).

L’IFRAO ha approvato, inoltre, l’ammissione al suo interno di nuovi gruppi (da Messico, Perù e Zimbabwe) e una mozione volta ad organizzare la “Giornata internazionale dell’Arte rupestre“.


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Terre d’Acaia può diventare uno dei marchi di fabbrica territoriali più rilevanti del Piemonte e non solo

Pubblichiamo, per gentile concessione de Il Monviso settimanale, l’intervista a Giacomo Bottino a cura di Marco Margrita sul progetto Terre d’Acaia.

Lunedì 25 febbraio 2019, l’Ufficio Pastorale Sociale e del Lavoro, in collaborazione con Ucid e Mcl Piemonte, ha presentato la Lettera pastorale del Vescovo mons. Derio Olivero al mondo imprenditoriale pinerolese, dal tema il “Civismo dei produttori”, nel corso del quale è stata illustrata la proposta di

Costruire un “Atlante dei Valori Territoriali”, per lanciare le Terre d’Acaia

Intervista a Giacomo Bottino, operatore culturale che ha concretizzato questa metodologia in grandi progetti territoriali

La presentazione della lettera pastorale di mons. Derio Olivero al mondo imprenditoriale è un altro tassello nella concretizzazione, mettendo in rete le forze attive delle nostre comunità, del progetto “Terre d’Acaia”. Queste, nelle intenzioni dell’Upsl, dovrebbero dotarsi di un loro “Atlante dei Valori Territoriali”. A illustrare questo strumento è stato chiamato Giacomo Bottino.

Progettista e operatore culturale, è stato direttore del Teatro Giacosa di Ivrea e della Fondazione Circuito Teatrale del Piemonte. Dal 1990 al 1999 ha ricoperto i ruoli di consigliere e assessore della Provincia di Torino. Come autore teatrale e televisivo ha scritto nel 2008 (con Daniele Salvo) il testo di “In un volto che ci somiglia – Viaggio nella Costituzione”, spettacolo celebrativo del 60° anniversario della Carta costituzionale, interpretato da Luca Zingaretti, Paola Cortellesi, Umberto Orsini e Monica Guerritore.

Ha tradotto dal francese “La Divina Sarah” di John Murrell e Érich-Emmanuel Schmitt, attualmente in tournée nei teatri italiani, con protagonisti Anna Bonaiuto e Gianluigi Fogacci.

Dal 2018 è direttore progettuale della Fondazione Pacchiotti di Giaveno.

“Il progetto “Atlante dei Valori Territoriali” venne dibattuto, proprio su iniziativa dell’allora assessore alla pianificazione territoriale della Provincia di Torino, Giacomo Bottino, nel convegno “Geografie del Paesaggio” (Castello di Masino, 1995). Su questa base tematica e metodologica sono stati realizzati dallo stesso Bottino, in qualità di direttore artistico-culturale, il progetto “Parco Culturale del Canavese” (2014); il progetto “Le Montagne del Fare Anima”, ideato per il territorio delle Montagne Olimpiche (2005-2006). Attualmente l'”Atlante dei Valori Territoriali” è uno degli assi portanti del progetto, avviato a giugno 2018, del “Parco turistico-culturale di Giaveno e della Val Sangone””.

1) Cosa s’intende per “Atlante dei Valori Territoriali” e che ruolo può giocare nel consolidare la progettualità “Terre d’Acaia”?

Si tratta di uno strumento d’indagine, conoscenza e progettualità, dotato di uno sfondo culturale legato al pensiero del ‘900 e contemporaneo. Mi riferisco innanzitutto alla “scuola territorialista” sviluppatasi e fiorente anche nel nostro Paese: un approccio ecocompatibile ai problemi indotti dai meccanismi autoreferenziali e invasivi della crescita e dello sviluppo. Vi è poi la “filosofia del paesaggio”, che considera giustamente il territorio la più grande opera realizzata dall’umanità: è “il volto che ci somiglia”, che Carlo Levi traeva dall’osservazione del paesaggio italiano, multiforme e storicamente stratificato.

Inoltre, va considerata la cosiddetta “geofilosofia”, alla cui elaborazione Massimo Cacciari ha dato un apporto fondamentale: il pensare la terra, nell’epoca della globalizzazione e del trionfo della tecnica, come terapia per affrontare i problemi della perdita di radicamento, di memoria culturale, di identità individuali e collettive, di tradizioni e orientamenti etici. E in ultima analisi per rifondare la politica.

Tutto questo per dare consapevolezza al fatto che il territorio si colloca, come è stato detto, nel tempo lungo della storia: ha la concretezza, la durezza che garantisce una durata nel tempo e la solidità che lo contrappone al “mondo liquido” diagnosticato da Bauman. 

Detto in questi termini, mi rendo conto che la realizzazione di un Atlante dei Valori Territoriali possa sembrare una fumisteria un po’ cervellotica. Ma non è così, perché anche il “mondo piccolo”, in cui Guareschi ha ambientato le storie di don Camillo e Peppone, traeva un senso dal “mondo grande”, dalla vastità degli orizzonti di pensiero delle ideologie contrapposte.

Da questa angolazione, una mappa, che consenta di individuare i valori di lunga durata di un ambito territoriale metodologicamente circoscritto, rappresenta la base di lancio di progetti diversificati, ma tenuti insieme da una stessa finalità e ispirazione: ad esempio, la ricostruzione realistica dell’identità di una regione storica piemontese, come le Terre d’Acaia, per dare luogo ad un brand, un marchio di appartenenza e di qualità utile alla promozione di un contesto di notevole significato della provincia di Torino.

2) Un simile strumento come può e deve essere tenuto presente nel dipanare una mission per un territorio?

Da tempo è in atto un processo, nel quadro dell’economia del turismo, che tende a creare una sorta di “mercato dei territori”, soprattutto in chiave culturale ed enogastronomica.

Interpreto questo processo come un fatto positivo, come un meccanismo virtuoso, perché il mercato in quanto tale, se non è dominato da logiche di sfruttamento, rappresenta una straordinaria opportunità per generare ricchezza condivisa. Il mercato, in altre parole, è un fatto culturale. In questo senso, mi piace prendere a prestito la definizione che Diderot dava della cultura: “un emporio per il commercio reciproco delle idee”.

L’Atlante dei Valori Territoriali è da intendersi come la carta costitutiva, lo statuto di questo metaforico emporio. Serve, in altre parole, per correggere lo sbilanciamento, tipicamente novecentesco, costituito dal consumo del suolo da parte di una concezione totalizzante e selvaggia dell’urbanizzazione.

La correzione di questo squilibrio rimette in moto energie sorgive come quelle dell’agricoltura e della biodiversità, del patrimonio artistico e creativo. Sono queste le risorse originali poste in risalto nel progetto “Terre d’Acaia”, risorse da offrire alla vasta platea dei turisti e dei viaggiatori, ma anche dei nativi e dei residenti. In Francia da alcuni decenni a questa parte circola una definizione: “mettere in desiderio il territorio”.

A questa linea di azione mi sembra si conformi la mission di “Terre d’Acaia”.

3) Come si giunge alla compilazione di questo Atlante?

Vi si giunge partendo dalla consapevolezza che il territorio è corale e i suoi valori sono le singole voci del coro: pensare al territorio come a una partitura musicale mi pare un’immagine non solo suggestiva, ma di alto contenuto creativo ed etico.

Perché il territorio è un fenomeno complessivo, polifonico, ma anche particolareggiato: un ambito di individualità eccezionali, di avvenimenti che ne hanno segnato il percorso nei secoli, di capacità nel fare e nel produrre, che si sono concretizzate nella nobile attività di tanti agricoltori, artigiani, operai e imprenditori. Questo per dire che, se il territorio è un coralità di valori, occorre rispecchiarlo in una mappa che sia una visione del mondo o di quel mondo specifico da mettere in desiderio.

Una geografia delle qualità locali, che sarà realizzata dall’intelligenza collettiva di un gruppo di ricercatori e progettisti, attraverso sopralluoghi, interviste, raccolte di idee, con l’obiettivo di trasformare queste “materie prime” in progetti fattibili e utili alla creazione di nuove occasioni di lavoro.

4) Come può dare maggior solidità alla suggestione delle “Terre d’Acaia”?

A mio avviso, la solidità può derivare soltanto dal rendere “Terre d’Acaia” un progetto permanente, un laboratorio che prende vita per continuare a vivere e costruire il futuro sociale ed economico della sua area di riferimento. Dovrà essere mosso da uno spirito di impresa, di istituzione sensibile e permeabile a tutto ciò che di spontaneo e innovativo arriva da fuori. E rimanere sempre aperto, sempre “sul pezzo”, come la fabbrica di una cattedrale. L’Atlante, al servizio di questo progetto, ne deve avere le stesse caratteristiche.


5) Il vescovo ha dimostrato grande attenzione alla questione della bellezza. Una grande dimenticata in un Paese come l’Italia che potrebbe / dovrebbe considerarla il proprio petrolio. Come la politica locale e il sistema delle realtà culturali sono chiamate a rapportarsi a questo tema?

Con “Lo stupore della tavola” il vescovo Derio ha scritto una lettera pastorale rinascimentale. È un documento di grande interesse e di notevole originalità. Ne emerge la figura di un uomo di Chiesa e di un umanista, che vede nella concretezza la via della realizzazione del messaggio evangelico.

Occupandomi da parecchi anni di arte, poesia, musica e teatro, nel leggere la sua lettera sono stato preso quasi da un’emozione edonistica: stabilire come assi portanti della sua proposta di cammino la pittura di Caravaggio, i versi di Turoldo, di Rilke, le riflessioni di Catherine Ternynck, di Byung-chul Han, di Josep Maria Esquirol… beh, devo confessare che ho provato con intensità il piacere dello stupore!

Poi, però, ho pensato a uomini di Chiesa e teologi come Guardini, Rahner, von Balthasar, e a quanto abbiano contribuito a sollevare il tema della spiritualità della bellezza, fino ad identificare questi due termini. E allora dallo stupore sono passato alla meditazione, che credo sia il vero obiettivo della lettera pastorale.

Quanto alla bellezza come fonte di ricchezza materiale, scontiamo su questo dato inequivocabile troppi decenni di ritardo da parte della politica sia locale che nazionale e del sistema culturale complessivo. Le condizioni ci sarebbero tutte, ma nelle istituzioni manca il lievito della consapevolezza, lo spirito di finezza necessario.

Da questa angolazione, l’Italia unita è nata male. Tuttavia, l’ampia platea dell’associazionismo e del civismo hanno compiuto negli ultimi tempi passi da gigante nel tentativo di recuperare il tempo perduto. Basterebbe che la politica ascoltasse le loro istanze e le traducesse in atti decisionali.

Ci sono indubbiamente in politica uomini e donne di valore, ma sono pochi e poco ascoltati. Solo quando nell’agenda delle istituzioni pubbliche (e nei loro bilanci) la parola “cultura” sarà scritta tra quelle in cima alla lista, solo allora il nostro Paese avrà una classe dirigente degna di questo nome.


6) Cultura e lavoro. Non sempre il lavoro culturale ha un’adeguata considerazione. Come e perché, invece, il mondo produttivo può vedere nella cultura un ambito di costruzione di sviluppo?

Per produrre occorre prima pensare e per produrre bene occorre prima aver pensato bene. Senza progettualità e progettazione le attività di impresa sono pericolosamente poggiate sulla sabbia o sulla pastafrolla del consumismo, che una volta soddisfatti i suoi appetiti si rivolge o viene indotto a rivolgersi alle nuove mode del momento.

Però, anche il lavoro culturale presenta dei limiti: il contagio del pensiero debole e dei suoi mediocri paladini non è ancora passato del tutto, anzi talvolta si ripresenta sotto mentite spoglie. Chi fa cultura deve essere cosciente della sua responsabilità sociale: la creatività muore nell’individualismo salottiero, ma prolifica nella dimensione comunitaria ed etica.

Occorre che artisti e intellettuali abbiano chiaro che la parola “autore”deriva dal verbo latino “augere”, il cui significato è “accrescere”, “aumentare”, “sviluppare”, “ingrandire”. Autore è chi si fa promotore di crescita e benessere.

L’imprenditore stesso, con la sua inventiva e perspicacia, è un autore a tutti gli effetti.


7) Quali prospettive, tutto ciò considerato, per “Terre d’Acaia”?  

Ricordo un aneddoto raccontato dal grande Luigi Veronelli: trovandosi in Borgogna nel lontano 1956, vi incontrò il celebre vignaiolo René Engel, che gli disse: “Vedi, voi avete uve d’oro e fate vini d’argento, noi uve d’argento e vini d’oro”.

Secoli di passione, giudizio e lavoro instancabile possono fare miracoli. Da questo monito bisogna partire. Se l’obiettivo dei promotori di “Terre d’Acaia” è quello di far sì che le loro uve d’oro facciano vini d’oro  – e mi sembra che ne abbiano tutte le intenzioni – il progetto non solo avrà successo, ma diventerà uno dei marchi di fabbrica territoriali più rilevanti del Piemonte e non solo.

Marco Margrita

Per gentile concessione de Il Monviso settimanale


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Terre d’Acaia, contributo alla comprensione di un nuovo paradigma sociale

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https://www.facebook.com/UPSLPinerolo/videos/314402829214748/

TERRE D’ACAIA DIVENTA ADULTA

Terre D’Acaia, il progetto al quale abbiamo lavorato in questi anni, diventa adulto e, come è giusto che sia, imbocca la propria via e cresce autonomamente. Abbiamo festeggiato questo risultato lunedì 25 febbraio, grazie all’iniziativa dell’Ufficio Pastorale Sociale e del lavoro della Diocesi di Pinerolo, e in particolare di Giancarlo Chiapello.

La serata di presentazione della lettera pastorale del Vescovo Derio Olivero al mondo imprenditoriale ha assunto il più profondo significato di un vero vertice economico, grazie alla presenza del Presidente della Camera di Commercio di Torino, Vincenzo Ilotte, dell’amministratore delegato di ACEA Pinerolese, Francesco Carcioffo, del direttore progettuale della Fondazione Pacchiotti, Giacomo Bottino, del presidente nazionale Ucid, Riccardo Ghidella, di Marco Margrita, in rappresentanza di Echos Group Italia e di molti imprenditori e rappresentanti di organizzazioni produttive.

Il ruolo del Centro Studi Silvio Pellico, che del brand territoriale del pinerolese, di quel “piano Langhe”, come lo definì tre anni or sono l’assessore Alberto Valmaggia, primo sostenitore istituzionale del progetto, non verrà certamente meno. Lo abbiamo sostenuto e continueremo a sostenerlo e narrarlo, come motore culturale. Ma perché #terredacaia cresca e metta salde radici, occorre che a rilevare il testimone siano le realtà produttive ed economiche.

Questo sta avvenendo. Ed è il nostro più grande successo.

La visione delle Terre d’Acaia
contributo alla comprensione di un nuovo paradigma sociale

Lunedì 25 febbraio 2019, presso la Sala Pacem inTerris a Pinerolo, un convegno organizzato dall’Ufficio diocesano di pastorale sociale e del lavoro della #DiocesidiPinerolo in collaborazione con#UCID Piemonte/Valle d’Aosta e #MCL Piemonte: un incontro dal duplice intento, presentare al mondo imprenditoriale la lettera pastorale#Lostuporedellatavola del #VescovodiPinerolo Mons. Derio #Olivero, e ripondere insieme agli uomini e donne del mondo dell’impresa alla domanda posta nel titolo. La riflessione partita dalla necessità di non trovarsi presi in contropiede dal cambio di paradigma della nostra società, come altre volte avvenuto, richiama il ruolo della #Chiesa e la necessità di ritrovarsi a comprendere quanto avviene consci della possibilità di innescare processi insieme.

Grazie al Presidente della#CameradiCommercio di Torino, ing. Vincenzo #Ilotte è stato possibile analizzare i dati sulla natalità/mortalità delle imprese sul territorio freschi di presentazione nel pomeriggio in conferenza stampa, dal dato 2009/2018 le iscrizioni alla Camera di Commercio di Torino sono state 13.352, mentre le cessazioni 14.032. Il tasso di crescita del tessuto imprenditoriale, al netto delle cessazioni d’ufficio, non è particolarmente incoraggiante, il tasso di natalità è al 6,0%, il tasso di mortalità al 6,3%. Guardando alle aree omogenee della provincia di Torino solo Torino ha un segno più con un +0,15% (pesando per il 48,4% del tessuto imprenditoriale provinciale) mentre Pinerolo ha un dato negativo per -0,88% (pesando per il 5,8%).

Non ci si è voluti scoraggiare, naturalmente, ma si è scelto di rilanciare verso il futuro per sostenere quel lavoro buono, partecipativo, creativo, di cui ha parlato Papa #Francesco nella #EvangeliiGaudium grazie alla relazione di don Luca #Peyron, docente di spriritualità dell’innovazione presso l’ Università di Torino e la Cattolica di Milano che ha posto l’attenzione su pericoli e potenzialità di quell’infosfera fatta di tecnoliga in cui tutti, comprese le imprese, sono necessariamente immerse. Ha inoltre presentato per la prima volta il suo nuovo libro “L’incarnazione digitale. Custodire l’umano nell’infosfera” ed. Elledici).

Si è aggiunto la testimonianza delle grandi e piccole reti di imprese che sono segno della strada collaborativa e generativa da intraprendere, dal #CPE con l’ing. Francesco #Carcioffo, amministratore delegato di #ACEAPinerolese, il dr. Piero #Colombo, direttore #BNI Pinerolo, il dr. Gianluca #Blandino, amministratore delegato di #DAIImpresa.

Interessante e puntuale l’esposizione dello strumento dell’#Atlantedeivaloriterritoriali da parte del direttore progettuale della fondazione #Pacchiotti, Giacomo #Bottino, strumento di messa in rete e realizzazione della visione delle #terredacaia utile anche per raccordare il tavolo con imprese con quello col mondo agricolo organizzati con la presentazione della lettera pastorale dall’ufficio diocesano che persegue il progetto della valorizzazione del territorio, delle sue eccellenze attraverso il filo delle “Terre d’Acaia” non come mera operazione di branding ma come contributo alla comprensione del nuovo paradigma sociale in fase di dispiegamento che non può vedere scollegate cultura, economia, politica, istruzione grazie ad un dialogo che diventa sistema.

L’introduzione del convegno, che ha visto un pubblico estremamente attento e qualificatoè toccata a Marco #Margrita, Presidente regionale del Movimento Cristiano Lavoratori (MCL) che ha segnalato la piena disponbilità come realtà civile ed ecclesiale alla collaborazione, ben evidente dal contributo significativo all’organizzazione di un simile importante appuntamento, mentre la conclusione, prima dei saluti del Vescovo, è spettata al Presidente nazionale dell’Unione Cattolica Imprenditori e Dirigenti (UCID), dr. Riccardo #Ghidella che ha rimarcato la presenza dei #cattolici nel mondo impresnditoriale a servizio della Chiesa e delle #comunità. Ha coordinato i lavori il direttore dell’ufficio diocesano Giancarlo Chiapello (NOTA A CURA DELL’ #UPSLPinerolo)


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Terre d’Acaia, un marchio territoriale rilevante

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TERRE D’ACAIA DIVENTA ADULTA

Terre D’Acaia, il progetto al quale abbiamo lavorato in questi anni, diventa adulto e, come è giusto che sia, imbocca la propria via e cresce autonomamente. Abbiamo festeggiato questo risultato lunedì 25 febbraio, grazie all’iniziativa dell’Ufficio Pastorale Sociale e del lavoro della Diocesi di Pinerolo, e in particolare di Giancarlo Chiapello.

La serata di presentazione della lettera pastorale del Vescovo Derio Olivero al mondo imprenditoriale ha assunto il più profondo significato di un vero vertice economico, grazie alla presenza del Presidente della Camera di Commercio di Torino, Vincenzo Ilotte, dell’amministratore delegato di ACEA Pinerolese, Francesco Carcioffo, del direttore progettuale della Fondazione Pacchiotti, Giacomo Bottino, del presidente nazionale Ucid, Riccardo Ghidella, di Marco Margrita, in rappresentanza di Echos Group Italia e di molti imprenditori e rappresentanti di organizzazioni produttive.

Il ruolo del Centro Studi Silvio Pellico, che del brand territoriale del pinerolese, di quel “piano Langhe”, come lo definì tre anni or sono l’assessore Alberto Valmaggia, primo sostenitore istituzionale del progetto, non verrà certamente meno. Lo abbiamo sostenuto e continueremo a sostenerlo e narrarlo, come motore culturale. Ma perché #terredacaia cresca e metta salde radici, occorre che a rilevare il testimone siano le realtà produttive ed economiche.

Questo sta avvenendo. Ed è il nostro più grande successo.

La visione delle Terre d’Acaia
contributo alla comprensione di un nuovo paradigma sociale

Lunedì 25 febbraio 2019, presso la Sala Pacem inTerris a Pinerolo, un convegno organizzato dall’Ufficio diocesano di pastorale sociale e del lavoro della #DiocesidiPinerolo in collaborazione con#UCID Piemonte/Valle d’Aosta e #MCL Piemonte: un incontro dal duplice intento, presentare al mondo imprenditoriale la lettera pastorale#Lostuporedellatavola del #VescovodiPinerolo Mons. Derio #Olivero, e ripondere insieme agli uomini e donne del mondo dell’impresa alla domanda posta nel titolo. La riflessione partita dalla necessità di non trovarsi presi in contropiede dal cambio di paradigma della nostra società, come altre volte avvenuto, richiama il ruolo della #Chiesa e la necessità di ritrovarsi a comprendere quanto avviene consci della possibilità di innescare processi insieme.

Grazie al Presidente della#CameradiCommercio di Torino, ing. Vincenzo #Ilotte è stato possibile analizzare i dati sulla natalità/mortalità delle imprese sul territorio freschi di presentazione nel pomeriggio in conferenza stampa, dal dato 2009/2018 le iscrizioni alla Camera di Commercio di Torino sono state 13.352, mentre le cessazioni 14.032. Il tasso di crescita del tessuto imprenditoriale, al netto delle cessazioni d’ufficio, non è particolarmente incoraggiante, il tasso di natalità è al 6,0%, il tasso di mortalità al 6,3%. Guardando alle aree omogenee della provincia di Torino solo Torino ha un segno più con un +0,15% (pesando per il 48,4% del tessuto imprenditoriale provinciale) mentre Pinerolo ha un dato negativo per -0,88% (pesando per il 5,8%).

Non ci si è voluti scoraggiare, naturalmente, ma si è scelto di rilanciare verso il futuro per sostenere quel lavoro buono, partecipativo, creativo, di cui ha parlato Papa #Francesco nella #EvangeliiGaudium grazie alla relazione di don Luca #Peyron, docente di spriritualità dell’innovazione presso l’ Università di Torino e la Cattolica di Milano che ha posto l’attenzione su pericoli e potenzialità di quell’infosfera fatta di tecnoliga in cui tutti, comprese le imprese, sono necessariamente immerse. Ha inoltre presentato per la prima volta il suo nuovo libro “L’incarnazione digitale. Custodire l’umano nell’infosfera” ed. Elledici).

Si è aggiunto la testimonianza delle grandi e piccole reti di imprese che sono segno della strada collaborativa e generativa da intraprendere, dal #CPE con l’ing. Francesco #Carcioffo, amministratore delegato di #ACEAPinerolese, il dr. Piero #Colombo, direttore #BNI Pinerolo, il dr. Gianluca #Blandino, amministratore delegato di #DAIImpresa.

Interessante e puntuale l’esposizione dello strumento dell’#Atlantedeivaloriterritoriali da parte del direttore progettuale della fondazione #Pacchiotti, Giacomo #Bottino, strumento di messa in rete e realizzazione della visione delle #terredacaia utile anche per raccordare il tavolo con imprese con quello col mondo agricolo organizzati con la presentazione della lettera pastorale dall’ufficio diocesano che persegue il progetto della valorizzazione del territorio, delle sue eccellenze attraverso il filo delle “Terre d’Acaia” non come mera operazione di branding ma come contributo alla comprensione del nuovo paradigma sociale in fase di dispiegamento che non può vedere scollegate cultura, economia, politica, istruzione grazie ad un dialogo che diventa sistema.

L’introduzione del convegno, che ha visto un pubblico estremamente attento e qualificatoè toccata a Marco #Margrita, Presidente regionale del Movimento Cristiano Lavoratori (MCL) che ha segnalato la piena disponbilità come realtà civile ed ecclesiale alla collaborazione, ben evidente dal contributo significativo all’organizzazione di un simile importante appuntamento, mentre la conclusione, prima dei saluti del Vescovo, è spettata al Presidente nazionale dell’Unione Cattolica Imprenditori e Dirigenti (UCID), dr. Riccardo #Ghidella che ha rimarcato la presenza dei #cattolici nel mondo impresnditoriale a servizio della Chiesa e delle #comunità. Ha coordinato i lavori il direttore dell’ufficio diocesano Giancarlo Chiapello (NOTA A CURA DELL’ #UPSLPinerolo)


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Benvenuto Ivo Forza

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Un altro prestigioso marchio editoriale si unisce alla famiglia no profit del Centro Studi Silvio Pellico. La nostra associazione dà il benvenuto alle Edizioni Ivo Forza, che invece di cessare l’attività e disperdere un grande patrimonio editoriale, ricco di titoli interessanti, specialmente legati al pensiero religioso di Lev N. Tolstoj, ha deciso di conferire il catalogo, unendo le energie alle nostre. Diamo quindi il benvenuto alla nuova casa editrice della nostra famiglia e al suo direttore editoriale, Ivo Forza.


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La riqualificazione dello spazio pubblico – Giornata di formazione 9 novembre 2017

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Regione Piemonte, Città Metropolitana di Torino, Centro Studi Silvio Pellico e Terre d’Acaia patrocinano il 9 novembre 2017, al Salone dei Cavalieri e alla Cavallerizza Caprilli di Pinerolo, una giornata di formazione e aggiornamento rivolta agli architetti, agli amministratori pubblici e ai tecnici comunali.

La riqualificazione dello spazio pubblico,
la trasformazione dei tessuti urbani e della città,
il valore del territorio e del paesaggio in cui abitiamo

è il tema della giornata, realizzata grazie al fondamentale contributo dell’Ente Sviluppo Porfido, in collaborazione con l’Ordine degli Architetti del Piemonte, della Fondazione per l’architettura di Torino e dell’Università degli Studi di Ferrara.

Lo scopo della giornata formativa, organizzata dall’Ente Porfido del Trentino, organizzazione no profit, in collaborazione con il Centro Studi Silvio Pellico, nell’ambito del Progetto Terre d’Acaia è incentrato sul tema della RIQUALIFICAZIONE DELLO SPAZIO URBANO.
L’Ente Porfido del Trentino non svolge attività di marketing o promozionale dei materiali lapidei, bensì di formazione sulle tecniche e sulle tecnologie di posa in opera delle pavimentazioni e ornamentazioni in ambito urbano. Questo vale per qualsiasi materiale lapideo, compresi naturalmente quelli delle nostre terre.
Conoscere queste tecniche permette ai Comuni, nella piena libertà delle scelte e nella trasparenza degli appalti, di garantire che le pose in opera siano di qualità estetica elevata e di durata negli anni.
La giornata è rivolta anzitutto ai tecnici comunali, ma anche a tutti gli amministratori con deleghe alle opere pubbliche e al territorio, affinché possano ricevere i materiali e le competenze utili.

Come Centro Studi Silvio Pellico lo auspichiamo, che i Comuni ne approfittino per “sfruttare” gli esperti che saranno presenti anche ponendo questioni specifiche legate a progetti in corso.

La giornata è riservata agli architetti, tecnici comunali e professionisti del settore, e naturalmente aperta agli amministratori comunali delle aree di competenza. La partecipazione costituisce titolo ai crediti formativi per gli iscritti all’Ordine degli Architetti. Iscrizione obbligatoria ai singoli seminari con la procedura online al sito www.fondazioneperlarchitettura.it

Per tutti coloro che non necessitano del riconoscimento dei crediti formativi per gli architetti, si prega di confermare la partecipazione (anche al fine di calcolare il numero delle persone presenti alla colazione di lavoro offerta) via email all’indirizzo eventimkt@unimark4.it


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Il Centro Studi Silvio Pellico in lutto per la scomparsa del prof. Redi Sante Di Pol

È venuto a mancare, dopo una lunga malattia, con la quale aveva lottato negli ultimi anni, un grande esponente della cultura italiana. Redi Sante Di Pol, preside della Facoltà di Scienze della Formazione primaria dell’Università di Torino, grande docente universitario. Nato nel 1951, orgogliosamente friulano, si era trasferito ancora bambino nel capoluogo sabaudo. La sua carriera universitaria iniziò prestissimo, nel 1973. Professore ordinario di Storia della Pedagogia all’Università di Torino, ha formato intere generazioni di insegnanti, sia attraverso i suoi corsi, sia attraverso i numerosi manuali pubblicati nel corso degli anni e adottati in tutta Italia.

Per anni, Redi Sante Di Pol ha guidato la FISM, Federazione Italiana Scuole Materne, difendendo la scuola cattolica e portandone avanti i valori culturali. Neppure la lunga malattia era riuscita a fermare la sua grande passione per l’insegnamento e per l’impegno sociale, e recentemente era anche riuscito a tornare in cattedra.

Innumerevoli i lavori pubblicati. Il suo contributo culturale ha coperto un’ampia schiera di allievi, rivendicando il ruolo fondamentale della Pedagogia come scienza e come prodromo alla Filosofia.

L’amico Redi Sante è stato più di un autore. A lui dobbiamo il paziente e talvolta laborioso insegnamento sulla qualità del lavoro di ricerca e sull’autorevolezza delle fonti, sulla precisione e sulla passione che occorrono per portare avanti l’impegno culturale. Una lezione che abbiamo imparato faticosamente e non sempre con successo, ma che resterà presente nel nostro lavoro futuro in Suo onore.


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