Author Archives: Centro Studi Silvio Pellico

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Un futuro “smart” per Pinerolo?

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Intervista a Luigi Pinchiaroglio, presidente del Laboratorio Pinerolese per la città e il territorio smart, sul processo di cambiamento tecnologico, sociale e amministrativo dell’area.


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Pinerolo da scoprire

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Un magnifico filmato per apprezzare la monumentalità e la bellezza di Pinerolo, del suo centro storico e dei monumenti che accoglie.


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La dispensa descritta

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sarasUn territorio dove c’è molto da gustare e raccontare. Anche se, spesso, non lo sappiamo o, peggio, non sappiamo comunicarlo. In tempi in cui la gastronomia ‘corre’ sul filo immediato dei mezzi di comunicazione più veloci, dove il cibo può essere un valido strumento per la conoscenza e la promozione del territorio, dove esso stesso è cultura e elemento di appeal turistico, tale aspetto non è cosa da sottovalutare. È il lavoro del portale ‘Terre d’Acaia”, che si propone di ‘far cultura’ con l’agroalimentare di quest’area.

C’è un interessante lavoro di riscoperta e mappatura da fare. E c’è un team che sta facendo un egregio lavoro, sia sull’ambito gastronomico che agroalimentare e storico.

Baciaje2 Un tassello importante è la partenza, su ‘Vita Diocesana’, di una rubrica sul buon cibo. Ed è importante, in un anno strategico per la promozione dell’agroalimentare e dell’enogastronomia made in Italy nel mondo. L’anno di Expo, che inizia tra meno di quattro mesi. E, allora, ecco la nostra nuova rubrica di cose buone da scoprire e assaggiare. Ci mancava.

E si vale del contributo di un amico collega giornalista, Jacopo Fontaneto, firma gastronomica di importanti settimanali nazionali ed internazionali.

Jacopo FontanetoHa accettato di darci una mano e, da oggi, ‘Vita Diocesana’ e ‘Terredacaia.it’ hanno una rubrica tutta sua da leggere e gustare. Più interattiva di così…. Il tutto, ovviamente, in salsa pinerolese, con qualche incursione da altre aree vicine e meno vicine del nostro Piemonte. Perché è importante ‘fare sistema’, in una regione che, dai vini, ai salumi, al riso, agli agnolotti, alle ricotte, ai formaggi d’alpeggio, fa dell’eterogeneità gastronomica il suo vero punto di forza. A voi il resto. Leggere, commentare, proporre e, soprattutto, portare in tavola!


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Il progetto Terre d’Acaia

Nel mese di settembre 2014, il progetto Terre d’Acaia è stato presentato ufficialmente a Cavallermaggiore (CN), in occasione del convegno regionale organizzato dalle UNI3 Piemontesi


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I beni culturali e i loro siti di origine. Conferenza a Roma

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Il prof. Dario Seglie, socio fondatore del Centro Studi SIlvio Pellico, relatore domani, mercoledì 8 ottobre, all’Accademia degli Oziosi di Roma

Convegno italo-greco sul tema: I beni culturali e i loro siti di origine: il caso dei tesori di Fidia e il Partenone di Atene

Palazzo Ferrajoli – Piazza Colonna – Roma

8 ottobre 2014 – ore 10,00

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Comuni Fioriti 2014

Anche il Centro Studi Silvio Pellico collabora quest’anno con Asproflor per l’edizione 2014 di Comuni Fioriti, la manifestazione nazionale ed europea che premia i Comuni in gara per il miglior arredo urbano.

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I nostri volontari gireranno la Penisola dal 13 al 18 agosto per visitare alcuni dei Comuni e redigere, insieme ai giudici di Asproflor, le schede di valutazione che andranno a identificare i vincitori dell’edizione 2014.

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Avviati i lavori di recupero della Cappella di Sant’Anna

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Sono iniziati nei giorni scorsi i lavori per il rifacimento del tetto della Cappella di Sant’Anna a Cercenasco. L’amministrazione comunale ha inserito ufficialmente i lavori di recupero del monumento nel proprio programma per il prossimo quadriennio. Si tratta di un impegno economico rilevante. Il recupero funzionale del tetto  eviterà che i preziosi affreschi quattrocenteschi subiscano danni irreparabili.

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Pinerolo, Caserme francesi (sec. XVII), ex Tribunale (dal 2014)

Pinerolo: gli edifici storici implorano attenzione

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La Commissione Civica per i Beni Culturali di Pinerolo da due anni non è più stata convocata.

Palazzo Vittone, Chiesa di Sant’Agostino, Collegio dei Gesuiti, Caserme francesi ex Tribunale, Palazzo Acaja e Follone Turck sono alcune delle criticità che richiedono interventi urgenti e intelligenti.

(da: VITA Diocesana Pinerolese, Anno 5 – N. 8 – Domenica 4 Maggio 2014)

 

Tra poche settimane, i cittadini saranno chiamati alle urne per eleggere i loro rappresentanti al Parlamento europeo, al Consiglio regionale ed in molti Comuni del Pinerolese. Una giornata quindi di eccezionale importanza per il nostro futuro, per l’Europa nel contesto mondiale, per il Piemonte e per il nostro territorio. Democraticamente, tutti dovremo esprimere, con la partecipazione al voto, la nostra idea di governance, continentale e locale.

Pinerolo, che non rinnova la sua Amministrazione comunale, è la città capofila del territorio e quindi deve avere una visione ampia di area; ogni sua decisione (o indecisione) crea effetti territoriali vasti e complessi. L’abolizione della Provincia e Torino che diventa città metropolitana sono due fatti nuovi che dovrebbero costituire un tema di dibattito democraticamente ampio ed articolato; il disegno del nostro futuro sarà da porre in mano a persone -elette- capaci e determinate a trovare la sintesi tra interessi locali e quelli di altri territori, ovviamente legittimi, ma contrapposti e tendenzialmente in conflitto. Il Pinerolese, da molto tempo, ha pochi rappresentanti negli enti sovraordinati, e il declino che stiamo subendo è anche appesantito da questa situazione di minor rappresentatività.

Una risorsa straordinaria del nostro territorio è la sua unicità antropologica e culturale, essendo terra di frontiera, multiculturale fin dal Medioevo; i Governi centrali, dopo aver dichiarato che «con la cultura non si mangia» (Giulio Tremonti), recentemente, per bocca del Ministro per i Beni Culturali e anche Turismo (Dario Franceschini), hanno variato il tiro dichiarando che la Cultura è come «petrolio» per l’Italia, la  più importante fonte di risorse a nostra disposizione; «mi hanno dato il più importante dicastero economico» ha detto Franceschini subito dopo il giuramento al Quirinale, «tutela e valorizzazione, … coordinamento col sistema dei Comuni, … investimenti per la cultura e turismo». Quindi si sta inaugurando un nuovo corso: non si può più soltanto vivacchiare (con i musei quasi sempre chiusi ed i monumenti lasciati crollare per impotenza ed incuria), ma è necessario un vero e proprio programma nazionale di interventi mirati in grado di fornire prospettive e futuro all’immensa ricchezza italica che possediamo.

La recente notizia della dismissione della ex-Caserma di Cavalleria «Bochard», che passerà in proprietà al Comune di Pinerolo per usi culturali, è un segnale nella direzione espressa dal Ministro Franceschini; il «polo culturale» che intende creare il Sindaco Eugenio Buttiero nei grandi edifici militari è esattamente su questa linea. I temi da affrontare per riempire di contenuti concreti questo «polo» sono ancora tutti da discutere, progettare, scrivere. Con una premessa, fin da subito: questo «polo» non dovrà essere solo un centro di servizi della città, ma dovrà avere una valenza ed un valore a livello territoriale per tutto il Pinerolese. Ad esempio, una proposta che ha già avuto larga adesione è quella presentata dal Centro Studi «Silvio Pellico» che invita a coordinare 150 beni culturali ed ambientali del nostro territorio definito come «Terre d’Acaia»; tre beni «faro» per ogni Comune  dei circa 50 che costellano, dal confine con la Francia fino alla linea delle risorgive nella pianura, un territorio di circa 200.000 abitanti. Questi 150 punti forti del territorio potranno avere alla «Bochard» una vetrina centrale multimediale ed interattiva, in grado di mettere in sinergia le risorse dei beni culturali ed ambientali, beni patrimoniali che ora sono isolati e praticamente abbandonati all’oblio, al degrado, al saccheggio ed alla scomparsa.

Conservare non vuol dire essere conservatori e codini in senso politico; anzi, vuol dire avere un profondo senso di essere immersi nella cultura che è il retaggio del passato. Abbiamo ereditato un patrimonio fatto di beni che l’UNESCO classifica in materiali ed immateriali (tangibles and intangibles) ai primi appartiene ad es. l’edificio del Follone o ex Merlettificio Turck; ai secondi appartengono ad es. le abilità di confezionare pizzi al tombolo, saperi tradizionali conservati operativi ancora oggi dai discendenti della famiglia Turck. Sono questi i Beni Culturali che, insieme a quelli Ambientali godono di protezione legale, secondo normative internazionali, nazionali e locali, come dovrebbe essere previsto dai piani comunali.

Ma il territorio che è la casa comune, il deposito dei valori stratificatisi nel tempo, è anche l’identità ed il retaggio di una comunità e di ogni individuo. Quando siamo costretti a vivere in un ambiente asettico e standardizzato, come una cella di un carcere, la corsia di un ospedale, il corridoio di un supermarket, cerchiamo di evadere al più presto perché nessuno sente questi ambienti come luoghi familiari.

Quindi la città come coacervo di memorie, stratificazione di edifici, di pieni e di vuoti, di giardini e di orti, è la patria piccola, la portatrice della storia piccola (anche a volte grande), con le sue pagine più o meno importanti e più o meno ben conservate, è la nostra carta di identità perché non vogliamo essere apolidi; aperti con tutti gli altri e con tutte le tradizioni e le culture, ma senza rinunciare ai millenni che stanno alle e sulle nostre spalle.
Allora il nostro dovere è di discutere e concordare con tutti i cittadini (uso apposta questo termine illuminista di citoyens), visto il passato ed il presente,  quale deve essere il disegno del nostro comune futuro, la casa che vogliamo consegnare ai figli ed ai figli dei nostri figli, perché – come amo ricordare, a me stesso in primis – il patrimonio (i beni culturali ed ambientali, tangibles and intangibles) è un prestito che abbiamo ricevuto dalle generazioni future che noi dobbiamo saggiamente amministrare e valorizzare per noi e per i posteri.

Pinerolo si è trasformata nei millenni: nucleo preistorico durante l’Età del Bronzo e del Ferro, nel I millennio a. C., oppidum gallo-romano sulle alture collinari affacciantesi sulla pianura, città murata e fortificata dall’alto Medioevo fino alla fine del XVII secolo, prima capitale del Piemonte con i Principi d’Acaja – Savoia, fortezza francese di prima classe col Re Sole, sede di Provincia e di sotto-Prefettura con Napoleone, città artigiana fin dal Medioevo; da sempre città militare, con il periodo aulico della Cavalleria e col prestigio internazionale -tra Ottocento e Novecento fino alla seconda guerra mondiale- per essere la sede più importante per l’equitazione, surclassando il Cadre Noir di Saumur e la Spanische Hofreitschule di Vienna,  città operaia la cui vocazione attuale, tra post industriale, terziario avanzato e centro di servizi territoriali, stenta a trovare una regia autorevole con una linea che miri alto verso il futuro, disegnando la città che sarà Pinerolo nella seconda metà di questo primo secolo del terzo millennio d. C.

Pinerolo, Caserme francesi (sec. XVII), ex Tribunale (dal 2014)

Pinerolo, Caserme francesi (sec. XVII), ex Tribunale (dal 2014)

 

Ma non si può pensare a Pinerolo in modo puntiforme e con l’ottica della città con ancora la antica cinta muraria, chiusa nella sua individualità; oggi occorrerebbe almeno ricuperare la visione strategica che fu propria del periodo napoleonico, dove il Pinerolese era una unità territoriale.

Nel non preistorico 1960, l’amministrazione di allora della città perpetrava una colossale infamia urbanistica: abbatteva proditoriamente l’enorme edificio, costruito a metà del ‘600 dal Vauban, architetto militare del Re Sole Luigi XIV, costituente la caserma detta Hotel di Cavalleria e l’annesso maneggio, in una settimana, sperando di alzare una fungaia di grattacieli e fare enormi profitti; fortunatamente i funghi non crebbero e rimase un piazzale addossato ai rialzi dei bastioni e dei fossati che ancora oggi corrono fino alla Piazza d’Armi. La Commissione comunale di Disegno Urbano che nell’Ottocento discuteva lo stile dei Portici Nuovi di Corso Torino era scomparsa da tempo e mai più riformata.

Dopo «cento anni di solitudine», per dirla con Garcia Marquez recentemente scomparso, concludo con un segno positivo: l’Amministrazione di Pinerolo ha istituito quattro anni fa una Commissione Civica per i Beni Culturali di Pinerolo, formata da vari esperti per dare consulenza all’Amministrazione sulle tematiche di cui abbiamo trattato. Ma, in cauda venenum, non posso esimermi dal far notare che questa Commissione non è più stata informata né convocata (è presieduta dal Sincaco) da circa due anni, nonostante che i progetti e le tematiche relative al patrimonio culturale di Pinerolo siano divenuti quotidiani punti di esternazioni di volontà di dialogo aperto e di formazione di «squadre».

Un lavoro che era stato individuato come prioritario per la Città era l’inventario completo del Patrimonio Culturale da realizzarsi con schede ad hoc. A casaccio, elenchiamo alcune criticità del patrimonio monumentale edilizio cittadino: Palazzo Vittone, Chiesa di S. Agostino, Collegio dei Gesuiti, Caserme francesi ex Tribunale, Palazzo Acaja, Follone Turck.

Progettare nel campo dei Beni Culturali in modo oculato, a lungo termine e con un chiaro crono-programma è una operazione che richiede necessariamente un archivio aggiornato, un data-base ed un gruppo di lavoro qualificato (la Commissione Comunale Beni Culturali, in primis)  che sia attivato ed attivo.

Ovviamente si può e si deve parlare con tutti, cittadini, associazioni, enti vari, ma il non attivare la Commissione BB. CC. è un fatto misterioso e democraticamente inspiegabile.

Ce lo spiegheranno i candidati alle prossime elezioni che, sono certo, anche loro avranno messo nei loro intenti programmatici la Cultura al primo posto, seguendo le indicazioni governative del premier Matteo Renzi e del Ministro Dario Franceschini ?

Dario Seglie

Direttore Museo Civico di Archeologia e Antropologia di Pinerolo


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Libri per ciechi esenti da copyright: firmato il trattato di Marrakech 

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Il documento contiene eccezioni alla proprietà intellettuale per i libri destinati a persone con disabilità visiva, a patto che si rispetti il diritto d’autore. Al via le ratifiche. Oggi solo il 5% dei libri pubblicati è accessibile. 

BRUXELLES – Si avvicina il giorno storico in cui si stabilirà il principio secondo cui i libri in versione accessibile per i non vedenti (ovvero in audio, Braille, caratteri ingranditi o versione elettronica) saranno esenti da Copyright. A gennaio avevamo riportato di come ci fossero speranze, sotto la presidenza greca dell’Unione Europea, che l’UE stessa firmasse il Trattato di Marrakech che contiene eccezioni alla proprietà intellettuale per i libri destinati ai ciechi, agli ipovedenti e agli impossibilitati alla lettura su formato cartaceo. E la firma è puntualmente arrivata il 30 aprile, salutata con entusiasmo dalla European Blind Union, l’organizzazione che rappresenta i non vedenti europei, e dal Commissario per il Mercato Interno, il belga Michel Barnier.

Il trattato di Marrakech, adottato nel giugno 2013 dall’Organizzazione Mondiale per la Proprietà Intellettuale, prevede un’eccezione obbligatoria al Copyright per le associazioni di ciechi e ipovedenti e per le biblioteche che producano, distribuiscano e rendano disponibili libri in formati accessibili, a patto che tali associazioni si premurino di rispettare il diritto d’autore, facendo in modo che i testi prodotti e distribuiti siano destinati a un pubblico di soli disabili visivi o persone che non possano leggere su carta. Inoltre il trattato sancisce che tali libri possano essere scambiati, a livello transnazionale, fra organizzazione e organizzazione. Ciò vuol dire, ad esempio, che se un ente autorizzato (ci si riferisce così alle associazioni nel trattato) in Argentina dispone di decine di migliaia di libri in Braille o audio in spagnolo, questi libri potranno essere distribuiti legalmente a tutti i ciechi che, in America Latina, in Spagna o nel mondo, conoscano quella lingua. Ciò ovviamente, a patto che i paesi coinvolti nella libera circolazione dei testi abbiano ratificato il trattato. In altre parole, il Trattato di Marrakech è un vero e proprio documento che regola l’import-export di libri accessibili.

La European Blind Union stima in 285 milioni i ciechi in tutto il mondo e afferma che solo il 5% dei libri che vengono pubblicati è oggi disponibile in versione accessibile. L’obiettivo dell’UE, per bocca del direttorato generale Mercato Interno della Commissione, è raggiungere il 100%. Il Trattato di Marrakech – una volta ratificato dagli Stati membri – sarà di beneficio soprattutto ai non vedenti e ipovedenti dei paesi in via di sviluppo, laddove la carenza di libri accessibili è più drammatica.

Ma cosa succede dopo la firma? Ora inizierà il processo di ratifica da parte dei singoli paesi che fanno parte dell’Organizzazione Mondiale per la Proprietà Intellettuale, e una volta che almeno venti fra essi avranno completato tale processo, il trattato entrerà ufficialmente in vigore e sarà vincolante. “La nostra campagna non finisce qui – ha dichiarato Wolfgang Angermann, presidente dell’Unione Europea dei Ciechi – ora dobbiamo spingere tutti gli Stati membri dell’Unione Europea a ratificare il trattato nel minor tempo possibile. Ci complimentiamo con la presidenza greca dell’UE per il passo avanti fatto con la firma, ma ora starà alla prossima presidenza italiana di spingere tutti i ventotto paesi europei a un’immediata ratifica. Infine non è solo importante che il trattato venga ratificato in Europa. Deve entrare in vigore nel maggior numero di paesi possibile in tutto il mondo perché solo così se ne aumenterà esponenzialmente l’efficacia e si porrà fine alla carestia endemica di libri che affligge ciechi e ipovedenti”.

Maurizio Molinari

Se vuoi leggere l’articolo originale clicca qui:
http://www.pressin.it/leggi.php?idarticolo=37038

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Press-IN è un servizio offerto dall’associazione Lettura Agevolata Onlus

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Restyling e nuove strategie

Superata la fase sperimentale, Terredacaia si prepara a cambiare veste grafica e contenuti. Per alcuni giorni il sito sarà oggetto di manutenzione. Presto, saremo nuovamente in linea con contenuti aggiornati e orientati alla valorizzazione turistica, con servizi online e possibilità di prenotare visite ai monumenti.


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Maschere dell’Himalaya e del Tibet: la collezione Proserpio in mostra

La tradizione delle danze sacre himalayane e delle maschere arcaiche provenienti da Tibet e Nepal è al centro della mostra organizzata dalla Città di Grugliasco e dall’Istituto per i Beni Marionettistici e il Teatro Popolare, in collaborazione con il Centro Studi Silvio Pellico.

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Maurizio Menicucci

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L’aeroporto di Airasca

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Ci sono ad Airasca molte persone che si ricordano ancora dell’esistenza dell’aeroporto, ma tante altre che non ne hanno affatto conoscenza. Se pure l’aeroporto si trovava materialmente nel territorio di Airasca, le sue strutture e le sue vicende hanno interessato notevolmente anche Scalenghe e in particolare la frazione Viotto. Le poche notizie disponibili derivano da un volumetto di Ferdinando Pedriali intitolato “Il Campo di Aviazione di Airasca”, pubblicato nell’anno 2004, di difficile reperibilità.

Il campo di aviazione si trovava nel sito attualmente occupato dalla ex Riv-SKF, quindi adiacente alla SS 23 e al territorio di Scalenghe. La sua costruzione cominciò nel 1936, ma il campo rimase pressoché inutilizzato sino al maggio 1940, ossia sino all’imminenza della dichiarazione di guerra alla Francia. A quel punto vi fu dislocato uno stormo di aerei da caccia Macchi Mc200 e per ospitare gli avieri e gli addetti vennero requisite alcune case in Airasca e dintorni (cascine Borda, Vicendette e Torretta e castello di Airasca).

La rapida fine della guerra contro la Francia lasciò di nuovo inutilizzato l’aeroporto per tutto il 1941 e 1942. Ma dal 1943 i massicci bombardamenti degli aerei alleati, che partivano dalle basi in nord Africa per bombardare l’Italia meridionale e centrale, imposero alle forze dell’Asse di spostare i propri aerei sempre più a nord e così anche il campo di aviazione di Airasca, che di fatto divenne una base della Luftwaffe, tornò utile. Qui furono stanziati bombardieri Ju88 che decollavano per bombardare i convogli alleati impegnati nello sbarco in Sicilia. Dopo l’armistizio i tedeschi iniziarono lavori di miglioria e potenziamento del campo, quali ad esempio la pavimentazione della pista con traversine di legno, la costruzione del bunker, la costruzione del deposito carburanti al bivio Botteghe. Ma altri lavori intrapresero i tedeschi nell’inverno 1943-44, lavori che interessarono tutta la zona e le cui vestigia in parte sono ancora visibili.

Prima fra tutte la costruzione di una pista in cemento in regione San Bernardo nel comune di Buriasco, poi quella di un bunker nei pressi di Airasca e infine quella di numerosi ricoveri per gli aerei sparsi nel territorio intorno a Viotto, fra Airasca, Buriasco e Appendini. Vista l’importanza assunta dall’aeroporto e dalle sue strutture, tutta la zona fu oggetto di violenti attacchi aerei degli Alleati, specialmente nel mese di agosto del 1944, finchè venne poi abbandonato poco prima della fine delle ostilità nella primavera del 1945.

Oggi si possono ancora vedere alcune tracce di quello che è stato. Ad esempio ci sono i resti del bunker a nord-est dello stabilimento ex Riv, in regione Vicendette, mentre è ben visibile la pista di cemento a Buriasco, così come un ricovero degli aerei in regione Mombello (si vede a sinistra dalla strada che va verso Appendini). Ve n’era uno anche a Viotto, nel campo fra il bocciodromo e la cascina Roccia, poi uno ai Raineri, a Murisenghi, alla Trotta, a Campofiorito, alla Cappona, a Rivasecca.

Racconta il proprietario dell’agriturismo Il grande vecchio: “Ricordo che mio nonno nei primi anni ‘50 acquistò un pezzo di terra all’angolo dell’incrocio al bivio Botteghe, proprio dove c’era il deposito dei carburanti e qui vi costruì la sua casa, utilizzando anche materiali provenienti dalla pista di Buriasco che con pazienza e fatica andava a caricare e trasportava sino a Viotto. Quando nel 2001 ristrutturai la casa, sotto l’intonaco ho ritrovato quei blocchi di cemento certo non molto idonei ad una costruzione, ma almeno più rasserenanti che non sotto le ruote degli aerei da guerra.”

grandevecchio


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Luserna. Parrocchiale del Sacro Cuore di Gesù

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Il 15 Agosto 1913 venne consacrata la Nuova Chiesa Parrocchiale degli Airali a Luserna S. Giovanni, dedicata al Sacro Cuore di Gesù.<

Cartolina stampata nel 1913 in occasione della Consacrazione della nuova parrocchiale accompagnata dalle effigi di coloro che ne vollero la realizzazione, monsignor Giovanni Battista Rossi, allora vescovo di Pinerolo, e il teologo Don Paolo Losano, primo parroco

Cartolina stampata nel 1913 in occasione della Consacrazione della nuova parrocchiale, accompagnata dalle effigi di coloro che ne vollero la realizzazione, monsignor Giovanni Battista Rossi, allora vescovo di Pinerolo, e il teologo Don Paolo Losano, primo parroco

Una mastodontica costruzione in mattoni e pietra, scolpita e plasmata – nelle parti esteriori di facciata – con spesse decorazioni, in parte geometriche (cruciformi e a figure euclidee) e in altri casi vegetali, eseguita nelle tipiche forme solide e grevi di quel caratteristico periodo di inizio del Novecento che sviluppava le immagini di tendenza epocale della recente trasformazione modernistica della prima avanguardia architettonica internazionale del Liberty in una attualistica rielaborazione medievale.

Il progettista fu il giovane ingegnere-architetto Giuseppe Momo di Vercelli, che agli inizi della sua carriera fu attivo al fianco dei maggiori esponenti del Liberty torinese; per la sua chiesa egli trasse evidente ispirazione da edifici noti della sua epoca, e non obbligatoriamente ecclesiastici, quali l’Aquarium di Milano di Giuseppe Sebastiano Locati (del 1903/05-06) o il Cimitero Monumentale a Bergamo di Ernesto Pirovano (del 1897/1900-13); Momo fece soprattutto riferimento alle immagini del grande protagonista dello Stile Liberty italiano Giuseppe Sommaruga, la cui evoluzione formale procede dalla ancora decadentistica Cappella Funeraria Biffi nel Cimitero di Galliano a Eupilio (compiuta nel 1898-99) e si conclude con l’Albergo ‘Tre Croci’ al Campo dei Fiori sopra Varese (1907-12), passando per le decorazioni plastiche delle realizzazioni milanesi del Palazzo Castiglioni (1900/01-1903) e della Villa Romeo (adesso Clinica Columbus, del 1911-13).

Un progetto di tutta attualità, dunque, a dispetto di ogni deviante apparenza storicistica che lo vuole rimandare a modelli più antichi, che il suo disegnatore ha concepito ed eseguito un secolo fa, elaborandolo tra il 1905 ed il 1906 e realizzandolo nel 1908/09-13. La costruzione risalta ed emerge, nel tessuto urbano ancora fortemente ottocentesco del capoluogo lusernese, come elemento distinguibile e strepitoso (descritto infatti, ancora nel 1948, dal suo secondo parroco – il canonico Don Giovanni Battista Canavese – quale severo fabbricato che «Domina solenne su tutti gli altri edifizi e fortemente si impone all’ammirazione del visitatore»), del tutto isolato ed insolito rispetto agli esemplari della precedente esperienza valligiana.

A quell’epoca, infatti, la parrocchiale del Sacro Cuore di Gesù è indubbiamente un elemento estraneo, per le sue volumetrie e le forme elaborate e massicce, a confronto dei tradizionali caseggiati di carattere contadino, o primo-operaio, che componevano il semplice ed elementare paesaggio edilizio cittadino. Nella sua realtà esecutiva, tuttavia, il progetto del Momo, benchè gratuitamente tracciato dall’architetto e costruito con parsimonia economica, ha subito diverse traversie di itinerario procedurale; ciò ha comportato l’attuazione di versioni varianti di progressivo adattamento, mantenendo comunque intatta la versione originaria dell’organismo iniziale, e le cui vicissitudini sono riscontrabili negli Archivi del Comune e della Parrocchia e nelle notizie dei giornali di quel periodo.

Piazza degli Airali nel 1904, prima dell'edificazione della nuova parrocchiale

Piazza degli Airali nel 1904, prima dell’edificazione della nuova parrocchiale

Voluta dall’autorità ecclesiastica di Pinerolo per la consistente crescita dei fedeli cattolici lusernesi, il cui numero aveva da tempo superato quello dei residenti valdesi secolarmente attestati nella località valliva del Pellice, l’esecuzione dell’edificio agli Airali è stata sostenuta dal Vescovo di Pinerolo Giovanni Battista Rossi, con l’appoggio attivo di don Gaudenzio Losano (studioso di diritto canonico e teologo stimato), che della nuova parrocchiale lusernese è diventato il primo titolare.

Addirittura al 1901 risale la decisione di erigere la chiesa airalese, richiesta, come riporta lo storico locale Celeste Martina nel suo studio edito nel 2013, tramite una «petizione di 213 famiglie del Capoluogo con 1006 componenti»; soltanto nel 1905 si riuscì, però, ad acquisire il terreno su cui edificarla, ed unicamente nel 1908 vennero iniziati i lavori di costruzione, interrotti e quindi ripresi nel 1909 a causa di continui rimandi per stridenti contrasti sorti tra la Curia e le autorità comunali di Luserna.

I lavori di edificazione, dopo avere ottenuto le necessarie autorizzazioni definitive, durarono un triennio, terminando nel 1913, e lasciarono sul terreno stabilito quel caratteristico organismo che tuttora si può vedere, rimasto intatto nella sua primigenia concezione volumetrico-spaziale.

La modernità della chiesa è riscontrabile dalla semplicità lineare delle partiture interne, nitide e lisce, senza decorazioni, che procurano alle navate una particolare luminosità formale, ed alla quale egregiamente contribuiscono le vetrate limpide e fortemente cromatizzate composte su disegno del Momo dal vetrista Albano Macario, che le pose in opera nel 1923.

Tra le curiosità esecutive del nuovo contesto ecclesiale, insieme con le opere parrocchiali di assistenza e ricreazione disposte su due ampi cortili laterali, si riscontra una più modesta presenza scultoreo-utilitaria collocata sul piccolo sagrato. Si tratta di una fontana composta da una brocca versante acqua dentro una vasca squadrata, sagomata ad incavo conchigliare, scolpita interamente in un blocco unico di pietra, realizzata nel 1984-85 dal varesino Francesco Chiantore, divenuto imprenditore e scalpellino a Luserna, nonché scultore e “artigiano del marmo”. Una scultura puristica, quasi di spontaneo riferimento formale alla tonda maniera levigata di Felice Casorati, che appare in una metafisica timidezza rispetto all’incombente imponenza volumetrica della Chiesa che le incombe vicina; con una figurazione ridotta che si ricollega alle lettere alfabetiche scolpite in facciata sulla lunga fascia ornamentale dell’ingresso, riportanti in caratteri maiuscoli (SCGN) la dedicazione del tempio al Sacro Cuore di Gesù Nazareno, che stanno ad indicare il vero nome completo di questo edificio.

La fontana del sagrato (Chiantore, 1984-1985)

La fontana del sagrato (Chiantore, 1984-1985)

Corrado Gavinelli

Vita Diocesana Pinerolese


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Pinerolo, basilica di San Maurizio. Madonna del latte

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La Madonna del latte si trova nella terza campata della navata sud della chiesa di San Maurizio di Pinerolo, al di sopra dell’arca sepolcrale di don Giovanni Barra.

Maestro di Cercenasco, Madonna del latte; inizio XVI secolo. Pinerolo, basilica di San Maurizio.

Maestro di Cercenasco, Madonna del latte; inizio XVI secolo. Pinerolo, basilica di San Maurizio.

Il dipinto ritornò alla luce nel 1890, dopo secoli di occultamento che ne avevano fatto dimenticare la presenza; a parlare del ritrovamento è Pietro Caffaro, studioso pinerolese, che dà conto di una situazione di conservazione piuttosto buona nonostante la presenza di numerose cadute intorno alla figura della Vergine a causa della probabile presenza di ex-voto. Nascosto quasi subito, per la seconda volta, dalla tela di San Rocco, ritornò alla luce fra il 1999-2000.

Raffigura la Vergine, avvolta in un manto blu, che allatta Gesù seduta su un tronetto posto al di sopra di una sorta di predellino; Madre e Figlio sono avvolti in un alone luminoso che si irradia da loro assumendo la forma di una mandorla gialla, secondo una tipologia iconografica tradizionalmente legata alla Vergine dell’Apocalisse: a Giovanni, nella visione del primo segno che segue l’apertura dei sette sigilli, apparve nel cielo “una donna vestita di sole”.

Maestro di Cercenasco, Madonna del latte, dettaglio; inizio XVI secolo. Pinerolo, basilica di San Maurizio.

Maestro di Cercenasco, Madonna del latte, dettaglio; inizio XVI secolo. Pinerolo, basilica di San Maurizio.

L’affresco, per la sua indubbia e stringente prossimità stilistica e tecnica con le vele di Sant’Anna, è attribuibile al Maestro di Cercenasco. Concorrono all’attribuzione anche alcuni dettagli riconducibili all’atelier di Jean Fouquet (pittore del re di Francia della metà del XV secolo), come la profonda scollatura della Vergine o l’impostazione generale della scena, già riscontrati nelle vele cercenaschesi.

La presenza dell’affresco su una parete edificata soltanto a partire dal 1500-1501 e all’interno di una cappella già dedicata a San Rocco nel 1518 (come ci conferma la visita pastorale effettuata in quell’anno da Giovanni di Savoia) consente di circoscrive il limite cronologico in cui inscrivere l’opera; rispetto alle vele di Sant’Anna sono riscontrabili inoltre alcune differenze stilistiche e di linguaggio, differenze che si potrebbero spiegare con il passaggio di qualche anno fra la realizzazione delle due opere. Tenendo in considerazione il lasso di tempo necessario per erigere i muri e renderli adatti ad essere affrescati si potrebbe dunque ipotizzare una data non lontana dal 1510, o poco oltre, nella quale le pareti erano già verosimilmente pronte ad accogliere la stesura pittorica.

L’opera si collocherebbe dunque in un momento piuttosto inoltrato dell’attività dell’artista, di cui costituisce probabilmente l’ultima opera finora nota.

(Per un ulteriore approfondimento si veda il volume Il Maestro di Cercenasco ).


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Frossasco
Cappella della Madonna della Grà

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La cappella della Grà, detta anche del Bivio o della Neve, è collocata poco al di fuori del centro abitato di Frossasco, a pochi metri della strada del Bivio dalla quale deriva uno dei nomi con i quali è conosciuta. Il primo epiteto, della Grà, è dovuto alla dedicazione alla Madonna delle Grazie, alla quale si aggiunse più tardi quella a san Grato, e designava la località già agli inizi del 1400; l’edificio sorgeva sulla strada che, seguendo l’antico tracciato romano, conduceva da Pinerolo a Susa.

Al suo interno è conservato un affresco che raffigura la Vergine con il Bambino; considerato miracoloso e meta di frequenti pellegrinaggi fino al XVIII secolo, era inizialmente dipinto su un pilone, poi inglobato entro la prima metà del 1600 in una cappella che i successivi ampliamenti portarono all’attuale edificio porticato a pianta rettangolare. Il dipinto si trova oggi al fondo della cappella, circondato da decorazioni di cornici e figure in stucco bianco su fondo azzurro; lo contorna una cornice dorata, sempre a stucco, coeva agli altri decori. Gli atti consolari di Frossasco degli anni 1594 e 1599 citano una “cappella dell’Aggrata posta vicino al pascho della Grata”, il cui nome deriva da un pilone su cui è dipinta una Vergine con il Bambino; gli stessi atti dichiarano che nel 1622 l’affresco era ancora “discoperto e sottoposto a piogge et altri mali tempi”, e che soltanto nel 1634 il rettore della cappella ne fece erigere l’altare.

La prima visita pastorale, eseguita dall’arcivescovo Giovanni Battista Roero, risale al 1753; le condizioni dell’edificio erano all’epoca abbastanza buone e, di fronte ad esso, sulla destra, era annesso il cimitero. La cappella aveva un solo altare, posto alla destra dell’ingresso, ed era chiusa da un cancello di legno. La visita successiva, datata 20 maggio 1776 ed effettuata dall’arcivescovo Rorengo di Rorà, ci ricorda che la cappella aveva già assunto la dedicazione a san Grato al posto di quella della Vergine. Le condizioni di conservazione dell’edificio, all’epoca di proprietà della comunità di Frossasco, non erano più molto buone: alcune parti erano scrostate, altre molto rovinate, e l’altare non aveva più nemmeno la pietra sacra, elemento che ne denuncia la consacrazione.

Nel 1835, dopo un periodo in cui la cappella non sembra più essere di alcun interesse per Frossasco, la comunità locale (di cui l’edificio era proprietà) decise di fare dei lavori di ristrutturazione, a seguito dei quali poté di nuovo essere consacrata. Verrà citata ancora, con il nome di Madonna della Neve, in un elenco di cappelle fatto in una visita pastorale del 1847.

Madonna con il Bambino; cappella della Madonna della Grà, parete di fondo

Madonna con il Bambino; cappella della Madonna della Grà, parete di fondo

Il dipinto conservato sulla parete di fondo raffigura la Vergine, vestita di rosso scuro ed avvolta in un ampio manto blu che nasconde in parte il basso tronetto su cui è seduta; con la sinistra sorregge Gesù, accostandolo alla sua guancia, e con la destra gli accarezza le gambe. Il dipinto è interessato da ampi rifacimenti e ridipinture; l’evidente asimmetria del riquadro e l’eccessiva prossimità della cornice al bordo del dipinto fanno presupporre una maggiore estensione dell’originaria superficie affrescata, poi ridotta in epoca imprecisata.

L’autore del dipinto dimostra di essere a conoscenza delle opere del Maestro di Cercenasco, in particolare nella resa dei volti e nella rappresentazione del Bambino, nonostante palesi una minore maestria esecutiva. Studi stilistici inducono a datare l’opera intorno agli anni Dieci del Cinquecento, a ridosso della Madonna del latte che il Maestro di Cercenasco realizzò in anni non lontani nella Basilica di San Maurizio di Pinerolo (terza campata della navata destra, sopra all’arca sepolcrale di don Barra), della quale, forse, l’anonimo artista che lavorò a Frossasco ebbe conoscenza. La sua prossimità con il Maestro di Cercenasco autorizza ad ipotizzare non solo una conoscenza delle sue opere, ma anche una gravitazione non lontana dall’orbita del suo atelier, che andò ad arricchire il suo linguaggio, maturato molto probabilmente in zona.

(Per un ulteriore approfondimento si veda il volume Il Maestro di Cercenasco).


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Vigone. Cappella di Santa Maria de Hortis

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Al suo interno si sono succedute più campagne decorative databili fra l’ultimo quarto del XIV e gli inizi del XV secolo.

Portale di ingresso

Portale di ingresso

Gli affreschi più antichi sono conservati nel presbiterio, la cui parete destra è suddivisa in tre grandi scomparti separati da cornici decorate. Nella lunetta è raffigurata la Madonna con il Bambino in trono fra santi (Giacomo e Antonio abate sulla sinistra, Claudio vescovo e Caterina sulla destra) e devoti; nel registro inferiore la Crocifissione, sulla sinistra, e alcune scene relative alla morte e glorificazione della Vergine: in senso antiorario, il Funerale della Madonna, al quale assistono due committenti inginocchiati sulla destra, la Vergine accolta in Paradiso dall’Arcangelo Michele e l’Incoronazione di Maria in cielo. Più a destra è dipinto un santo monaco benedicente.

Sulla lunetta della parete di fondo è affrescata l’Annunciazione, in cui la figura dell’angelo è separata da quella della Vergine da Cristo in Maestà racchiuso in mandorla. Nel registro inferiore prendono posto Santa Margherita, sulla sinistra, e il Beato Pietro di Lussemburgo, sulla destra.

Anche la parete sinistra è suddivisa in più scomparti; la lunetta è dominata dalla Madonna della Misericordia, mentre il registro inferiore è suddiviso in più riquadri. Nel primo a sinistra sono raffigurati il Martirio di san Sebastiano e, sotto ad un’architettura gotica, San Giovanni Battista e un altro santo, non più identificabile, che presenta un committente alla Vergine, isolata nello scomparto successivo mentre sta allattando il Bambino, con un uovo sospeso sul suo capo. Seguono San Simone, nel riquadro accanto alla Madonna, e San Bartolomeo, all’estrema destra.

Sulla volta, quadripartita, sono disposti gli evangelisti: in senso orario, guardando la parete di fondo e partendo dallo scomparto soprastante, San Matteo, con l’angelo, San Marco, con il leone, San Luca, con il bue, e San Giovanni, con l’aquila. Nel sottarco che conduce al presbiterio sopravvivono le raffigurazioni di Santa Maria Maddalena e San Giovanni Battista, sulla metà sinistra, e San Lorenzo, sulla destra.

Sulle pareti della navata sono conservati frammenti di affreschi di santi (Michele arcangelo, Caterina e Sebastiano e, al di sopra, frammenti del drago ucciso da san Giorgio), sulla destra, e di un santo vescovo benedicente, a sinistra.

Parete di fondo e dettaglio della volta

Parete di fondo e dettaglio della volta

Parete destra, dettagli

Parete destra, dettagli

San Bartolomeo, parete sinistra

San Bartolomeo, parete sinistra


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Villafranca Piemonte. Cappella di Missione

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Presenta al suo interno due campagne decorative; alla prima, dovuta al pavese Aimone Duce e databile intorno agli anni Trenta del Quattrocento, sono riconducibili gli affreschi della parete di fondo, della parete sinistra e del registro più basso della parete destra.

Sulla parete di fondo sono raffigurati l’Annunciazione, nella lunetta, e il Compianto sul Cristo morto, nel riquadro sottostante; affiancano il compianto la Vergine del latte e san Chiaffredo, a destra, e la beata Margherita di Lovanio, a sinistra. Più in basso trovano posto finte cassapanche a trompe l’oeil su cui sono disposti oggetti di uso liturgico.

Parete di fondo

Parete di fondo

Parete di fondo, particolare del volto di san Chiaffredo

Parete di fondo, particolare del volto di san Chiaffredo

Parete di fondo, particolare del volto di Cristo deposto dalla croce

Parete di fondo, particolare del volto di Cristo deposto dalla croce

Sulla parete sinistra si snoda una Cavalcata dei Vizi, sormontata dalle Virtù. La parte più bassa della parete è occupata, a partire da sinistra e andando verso destra, dai santi Michele arcangelo, Andrea apostolo, Bernardo da Mentone e Antonio abate. La teoria dei santi continua nella parete di fronte, in cui sono raffigurati i santi Claudio, Sebastiano, Caterina, Valeriano e Giovanni Battista, e negli sguanci della finestra tamponata, in cui sono dipinte le sante Margherita, a sinistra, e Apollonia, a destra.

Parete sinistra

Parete sinistra

Parete sinistra, particolare del demonio incatenato da san Bernardo

Parete sinistra, particolare del demonio incatenato da san Bernardo

Parete destra, santi Caterina, Valeriano e Giovanni Battista

Parete destra, santi Caterina, Valeriano e Giovanni Battista

La seconda campagna decorativa, opera di un artista rimasto senza nome, risale al 1474 e venne realizzata su committenza di Giulio de Giuli. Comprende la lunetta della parete destra, nella quale sono raffigurati la Vergine con il Bambino affiancata dal committente presentato dal suo santo omonimo (Giulio), a destra, e un beato in armatura, a sinistra, e i quattro evangelisti sulle vele della volta.

Parete destra, Madonna con il Bambino tra un beato e san Giulio

Parete destra, Madonna con il Bambino tra un beato e san Giulio

Completano l’arredo pittorico dell’edificio l’Annunciazione e i due santi (dei quali è ancora riconoscibile Rocco) sulla facciata, risalenti al primo Cinquecento, e il San Cristoforo sulla parete sud, ormai irrimediabilmente deturpato.


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Macello, frazione Stella. Cappella di Santa Maria Assunta

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Nell’abside è conservato un ciclo di affreschi datato 1429 e attribuito al pittore pavese Aimone Duce, attivo in diverse località del Piemonte e presso la corte Acaia nella prima metà del XV secolo.

Dans l’abside il y a un cycle de fresques daté 1429 et attribué à Aimone Duce, peintre de Pavie qui travailla en Piémont et à la cour Acaia dans la première moitié du XV siècle.

Le mur gauche est divisé en deux registres superposées; le registre supérieur abrite quatre cadres dans lesquels sont représentés, à partir de gauche, un évangéliste, la Vierge avec l’Enfant assise sur un trône avec le commettant (un membre de la famille Solaro) agenouillé à ses pieds, les Stigmates de saint François d’Assise et le Bienheureux Pierre de Luxembourg. Sur le registre inferieur, de nouveau réparti en quatre cadres, il y a un fragmentaire Mariage de la Vierge, Sainte Marthe sur son lit de mort, les saints Sébastien et Madeleine, les saintes Liberata et Catherine.

Mur gauche

Mur gauche

Sur le mur du chevet, dans la lunette peinte au dessous du Couronnement de la Vierge conservé sur la voile, il y a une Annonciation. Au centre du registre inferieur il y a un cadre avec l’Adoration des Mages, saint Etienne en prière et saint Vincent Ferrer en train de guérir un enfant mourant. Aux cotés du cadre il y a deux panneaux: dans celui de gauche sont peints saint Michel archange terrassant le démon avec les saints George et Marguerite, dans celui de droite les saints Jean Baptiste et Antoine abbé.

Lunette, Couronnement de la Vierge

Lunette, Couronnement de la Vierge

Mur du chevet

Mur du chevet

Le mur droit présente de nouveau deux registres superposés. Le registre supérieur est divisé en deux scènes qui racontent épisodes de la vie de saint Vincent Ferrer: a gauche le rêve au cours duquel il vit saint Dominique, saint François d’Assise et Jésus Christ et suite auquel il commença son activité de prédication; à droite la libération d’une femme possédée d’un démon pendant un sermon. Dans le registre inferieur il y a un saint moine; à droite, Bartolomeo Serra peignit (autour du 1470) le Christ des douleurs, deux saints évêques et l’Annonciation, divisée en trois panneaux qui abritent respectivement l’archange Gabriel, Dieu le Père et la Vierge avec la colombe du Saint Esprit. La scène est interrompue par une niche; dans ses embrasement sont peintes Sainte Apollonie, à gauche, et Sainte Dorothée, à droite.

Mur droit

Mur droit

Dans la nef, sur le mur droit, sont conservées d’autres fresques dus à d’autres campagnes décoratives: à partir de gauche on peut voir Saint Bernardin, Saint Michel archange, le Dernier repas de Jésus et Saint Roche.

La parete sinistra è divisa in due registri sovrapposti; quello superiore è a sua volta diviso in quattro riquadri contigui, raffiguranti, da sinistra verso destra, un evangelista, la Vergine con il Bambino in trono ai cui piedi è inginocchiato in preghiera il committente (un membro della famiglia Solaro), le Stigmate di san Francesco e il Beato Pietro di Lussemburgo. Nel registro inferiore, diviso in altrettanti scomparti, sono dipinti un frammentario Sposalizio della Vergine, Santa Marta sul letto di morte, i santi Sebastiano e Maddalena, le sante Liberata e Caterina.

Parete sinistra

Parete sinistra

Sulla parete di fondo, nella lunetta al di sotto dell’Incoronazione della Vergine sulla vela, è conservata un’Annunciazione. Nel centro del registro inferiore c’è un riquadro con l’Adorazione dei Magi, santo Stefano in preghiera e san Vincenzo Ferrer che risana un bambino morente; ai lati del riquadro ci sono due scomparti: in quello a sinistra sono raffigurati san Michele arcangelo che trafigge il demonio con i santi Giorgio e Margherita, e in quello a destra i santi Giovanni Battista e Antonio abate.

Lunetta, Incoronazione della Vergine

Lunetta, Incoronazione della Vergine

Parete di fondo

Parete di fondo

La parete destra è nuovamente scandita in due registri sovrapposti. Quello superiore, bipartito, racconta episodi della vita di san Vincenzo Ferrer: a sinistra il sogno in cui gli apparvero san Domenico, san Francesco e Cristo e a seguito del quale incominciò la sua attività di predicazione, a destra la liberazione di una donna dal demonio durante una predica. Nel registro sottostante, un santo monaco; più a destra, Bartolomeo Serra affrescò (intorno al 1470 o poco prima) il Cristo dei dolori, due santi vescovi e l’Annunciazione, suddivisa in tre scomparti che ospitano l’arcangelo Gabriele, Dio Padre e la Vergine con la colomba dello Spirito Santo. Interrompe la scena un vano nei cui sguanci sono affrescate Santa Apollonia, a sinistra, e Santa Dorotea, a destra.

Parete destra

Parete destra

Nella navata, sulla parete destra, sono conservati affreschi di altre mani, raffiguranti, da sinistra verso destra, San Bernardino, San Michele arcangelo, l’Ultima cena e San Rocco.


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Cercenasco. Cappella di Sant’Anna

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Anticamente nel ricetto del castello di Cercenasco (interamente distrutto alla fine del XVII secolo), è frutto di due fasi costruttive: l’originaria cappella quattrocentesca, attualmente zona absidale, e una navata, costruita fra il 1844 e il 1845, divise da un arcone che un tempo costituiva l’accesso all’edificio. La porzione quattrocentesca ospita un ciclo di affreschi realizzato intorno agli anni Novanta del Quattrocento da un pittore rimasto anonimo, a cui è stato attribuito il nome di comodo di Maestro di Cercenasco in riferimento a questa cappella, la sua opera più importante attualmente nota. Il Maestro fu attivo fra gli anni Novanta del Quattrocento e il secondo decennio del Cinquecento nel Pinerolese e in Valle di Susa. Nelle sue opere si individuano esempi stilistici di riferimento che riconducono all’arte della Turenna (Francia centro-settentrionale), della Borgogna e del Mezzogiorno francese, con rimandi alla bottega di Jean Fouquet, pittore del re di Francia nella metà del XV secolo.
Sul lato dell’arcone rivolto verso la navata si trova la Disputa di Gesù fra i dottori del tempio; sul lato interno, rivolto verso la parete di fondo, un fregio vegetale interrotto da tre tondi che ospitano alle estremità due volti di chierici e alla sommità il viso di Cristo. Nelle quattro vele della volta, divise l’una dall’altra da una costolonatura monocroma al cui centro è dipinto un sole raggiato, sono rappresentate le Storie della Vergine: in senso antiorario, a partire dalla scena sopra l’arcone, lo Sposalizio, l’Annunciazione e la Visitazione (nella stessa vela), la Dormizione e l’Incoronazione. Su uno degli sguanci della finestra della parete di fondo si individuano ancora i resti di un coro di angeli che cantano il Gloria, frammentario in un cartiglio, e di una figura racchiusa in un tondo bordato di bianco.
Un tempo sull’esterno dell’edificio, sotto la tettoia sulla parete rivolta verso piazza Ceppi, era affrescato un grande San Cristoforo; ciò che resta del dipinto, staccato per ragioni conservative, è oggi ricoverato all’interno della cappella.

Disputa di Gesù fra i dottori del tempio

Disputa di Gesù fra i dottori del tempio

Fregio vegetale dell'arcone, tondo sulla sommità raffigurante il volto di Cristo

Fregio vegetale dell’arcone, tondo sulla sommità raffigurante il volto di Cristo

Sposalizio

Sposalizio

Annunciazione e Visitazione

Annunciazione e Visitazione

Dormitio

Dormitio

Incoronazione

Incoronazione

Sguancio della finestra, angeli che cantano il Gloria e frammenti di figura racchiusa in tondo

Sguancio della finestra, angeli che cantano il Gloria e frammenti di figura racchiusa in tondo

San Cristoforo

San Cristoforo

 


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La Cappella di Santa Lucia a Pinerolo

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Pinerolo, cappella di Santa Lucia; vela 1

“Con gli occhi del Quattrocento. Novità dal cantiere di restauro di Santa Lucia di Pinerolo” è il titolo del convegno che si è tenuto venerdì 29 novembre nell’Aula Magna del C. U. E. A. in via Cesare Battisti 6 a Pinerolo. In occasione dell’incontro è stato presentato l’avanzamento dei lavori finora effettuati all’edificio e a parte del ciclo di affreschi in esso conservato, realizzato intorno agli anni Ottanta del Quattrocento da un artista prossimo alla bottega pittorica della famiglia dei Serra, originaria di Pinerolo e attiva nella seconda metà del XV secolo tra Pinerolese, Valle di Susa, Canavese e Savoia.

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Pignerol, chapelle Sainte Lucie; scène 1

Con gli occhi del Quattrocento. Novità dal cantiere di restauro di Santa Lucia di Pinerolo” (“Avec le regard du ‘400. Nouveautées du chantier de restauration de Sainte Lucie de Pignerol”) est le titre du congrès qui a eu lieu vendredi 29 novembre chez le C. U. E. A. de Pignerol, 6, rue Cesare Battisti. Au cours du rendez-vous ont été présentés les résultats des travaux effectués jusqu’à présent dans la chapelle, travaux qui concernent soit l’architecture, soit les fresques. Ces derniers, qui représentent la Vie de Sainte Lucie, ont été réalisées aux alentours des années ’80 du ‘400 par un artiste proche de l’atelier des Serra, famille de peintres originaire de Pignerol et active dans la deuxième moitié du ‘400 dans le Pignerolais, le Val de Suse, le Canavese (territoire compris parmi Turin et le Val d’Aoste) et la Savoie.

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Pignerol, chapelle Sainte Lucie; scène 2

Au congrès ont participé Eugenio Buttiero, maire de Pignerol, Paolo Pivaro, conseiller municipal, Claudio Bertolotto, historien de l’art et ex-fonctionnaire de la Direction des Monuments historiques, Marco Fratini, historien de l’art et bibliothécaire chez la Fondation Centre Culturel Vaudois, Valeria Moratti, fonctionnaire de la Direction des Monuments historiques du Piémont, Renzo Bonus, architecte responsable du chantier, Fabio Iemmi et Enrico Salvatico, restaurateurs. Les intervenants ont relaté sur la culture figurative pignerolaise de la fin du XV siècle et sur les travaux de restauration effectués à la chapelle.

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Pignerol, chapelle Sainte Lucie; scène 3

Le congrès s’est conclus avec une très participée visite à la chapelle, pendant laquelle les intervenants ont illustré les résultats du long travail. L’Office pour la Pastorale du Tourisme de la Diocèse a organisé, dimanche 15 décembre à 15h00, une visite guidée gratuite à la chapelle (possibilité d’une visite en langue française assurée sur place).

Pinerolo - Cappella di Santa Lucia - vela 4
Pignerol, chapelle Sainte Lucie; scène 4

 

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Pinerolo, cappella di Santa Lucia; vela 2

All’evento hanno preso parte Eugenio Buttero, sindaco di Pinerolo, Paolo Pivaro, assessore al bilancio, Claudio Bertolotto, storico dell’arte ed ex-funzionario della Soprintendenza, Marco Fratini, storico dell’arte e bibliotecario presso la Fondazione Centro Culturale Valdese, Valeria Moratti, funzionario della Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici e Demoetnoantropologici del Piemonte, Renzo Bonus, architetto responsabile del cantiere, Fabio Iemmi ed Enrico Salvatico, restauratori. I relatori hanno fornito un quadro particolareggiato della cultura figurativa pinerolese di fine Quattrocento e sui lavori di restauro alla cappella.

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Pinerolo, cappella di Santa Lucia; vela 3

Grande la partecipazione di pubblico alla visita finale all’edificio, in occasione della quale i relatori hanno illustrato i risultati del lungo lavoro. L’Ufficio per la Pastorale del Turismo della Diocesi ha organizzato, per domenica 15 dicembre alle ore 15, una visita guidata gratuita alla cappella.

Pinerolo - Cappella di Santa Lucia - vela 4

Pinerolo, cappella di Santa Lucia; vela 4


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Terre d’Acaia, il nuovo portale di cultura, letteratura e ambiente ai piedi del Monviso

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Nasce ufficialmente Terre d’Acaia, il portale di promozione e valorizzazione delle Alpi e della pianura che guarda al Monviso. Il Far West d’Italia, l’ovest estremo, ricco di opportunità e tradizioni. Un’area che ha vissuto intensamente la storia, dalla grandiosa epopea della Pietra Verde, all’epoca celtica e romana, con insediamenti e scontri. Un Medioevo appassionante, le guerre di religione, lo scontro fra i Savoia e la Francia, le guerre partigiane. Il grande sviluppo industriale e il declino. Una terra da vivere, da visitare, da conoscere.

Il portale Terre d’Acaia, nato su iniziativa del Centro Studi Silvio Pellico, è una realizzazione delle associazioni culturali che credono nelle Terre d’Acaia e che si impegnano per valorizzarne il patrimonio diffuso. La collaborazione è aperta a tutti i volontari che desiderano apportare il proprio contributo.

 


 

C’est officiellement né Terres d’Acaia, le portail de promotion et valorisation des Alpes et de la plaine proche du Mont Viso. Le « Far West » d’Italie, l’ouest extrême, riche en opportunités et en traditions. Une zone qui a intensément vécu l’histoire, de la grandiose épopée de la Pierre Verte à l’époque celtique et romaine, avec établissements habités et combats. Un Moyen Age passionné, les grandes guerres de religion, les luttes qui ont vus s’opposer la famille des Savoie et la France, les guerres des résistants. L’éblouissant développement industriel et le déclin. Une terre à vivre, à visiter, à connaître.

Le portail Terres d’Acaia, né à l’initiative du Centre d’Etudes Silvio Pellico, est une réalisation des associations qui croient à la possibilité de faire vivre ces terres et qui sont engagées pour valoriser leur patrimoine. La collaboration est ouverte à tous les volontaires qui désirent apporter leur contribution.

 


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Nasce Terre d’Acaia

Nasce ufficialmente Terre d’Acaia, il portale di promozione e valorizzazione delle Alpi e della pianura che guarda al Monviso. Il Far West d’Italia, l’ovest estremo, ricco di opportunità e tradizioni. Un’area che ha vissuto intensamente la storia, dalla grandiosa epopea della Pietra Verde, all’epoca celtica e romana, con insediamenti e scontri. Un Medioevo appassionante, le guerre di religione, lo scontro fra i Savoia e la Francia, le guerre partigiane. Il grande sviluppo industriale e il declino. Una terra da vivere, da visitare, da conoscere.

Il portale Terre d’Acaia, nato su iniziativa del Centro Studi Silvio Pellico, è una realizzazione delle associazioni culturali che credono nelle Terre d’Acaia e che si impegnano per valorizzarne il patrimonio diffuso. La collaborazione è aperta a tutti i volontari che desiderano apportare il proprio contributo.

C’est officiellement né Terres d’Acaia, le portail de promotion et valorisation des Alpes et de la plaine proche du Mont Viso. Le « Far West » d’Italie, l’ouest extrême, riche en opportunités et en traditions. Une zone qui a intensément vécu l’histoire, de la grandiose épopée de la Pierre Verte à l’époque celtique et romaine, avec établissements habités et combats. Un Moyen Age passionné, les grandes guerres de religion, les luttes qui ont vus s’opposer la famille des Savoie et la France, les guerres des résistants. L’éblouissant développement industriel et le déclin. Une terre à vivre, à visiter, à connaître.

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